Al cinema con Geronimo 12

31 Dic, 2013

12. Anche la seconda metà degli anni ’50 è ricca di film interessanti, di cui alcuni veramente pregevoli.the-last-hunt-3
E’ del 1956 “The Last Hunt” (“L’ultima caccia”, con Stewart Granger, Robert Taylor, Debra Paget, Lloyd Nolan, Russ Tamblyn, Constance Ford. Durata 108 min.) di Richard Brooks, che affronta il problema indiano in modo originale, infatti gli indiani non appaiono mai direttamente.
La storia è quella dell’amicizia di due cacciatori di bisonti, uno dei quali odia talmente gli indiani, da massacrare i bisonti al solo scopo di affamare i “cani rossi”. L’altro però si innamora di una squaw e a questo punto è inevitabile la resa dei conti.
Quello del massacro dei bisonti è un fatto storico, di estrema gravità. Infatti i bianchi inizialmente uccidevano i bisonti esclusivamente per le pellicce e per la lingua, che pare sia un piatto eccellente. Quando però si resero conto che l’economia degli indiani della prateria (Sioux, Cheyenne, Comanche ecc…) si basava esclusivamente su questi animali, da cui traevano tutto ciò di cui avevano bisogno, dalla carne alla pelle per coprirsi, alle ossa per fare utensili, incominciarono a massacrare bisonti al solo scopo di ridurre gli indiani alla fame.
Per rendersi conto della reale portata del massacro, basta pensare che, quando arrivarono i primi bianchi, i bisonti vivevano in Nord America nell’ordine di alcune decine di milioni: nel 1870 ne restavano poco più di cinquecento. William Cody divenne famoso come “Buffalo Bill” proprio perché si era distinto nella sua carriera 1uccidendo ben 4280 bisonti in otto mesi, ma altri avevano fatto meglio di lui.
C’è da notare che i bisonti uccisi nel film, furono realmente ammazzati durante le riprese, sia pure sotto controllo governativo!!!
Nello stesso anno 1956 ci riprova Delmer Daves con “The Last Wagon” (“L’ultima carovana”, con Richard Widmark, Felicia Farr, Susan Kohner, Nick Adams, Tony Rettig, Carl Benton Reid. Durata 97 min.). Widmark è Comanche Todd, un bianco che ha vissuto venti anni con i Comanche, e a cui i bianchi hanno ucciso la moglie (indiana). Catturato dopo che si era fatto giustizia da sé, la carovana alla quale è stato provvisoriamente aggregato come prigioniero è assalita dagli Apache. Todd riuscirà a portare in salvo i pochi superstiti. Qui il tema affrontato è quello razziale, grazie anche alla presenza di una meticcia tra i superstiti della carovana. Un buon film.
E’ del 1956 anche “Run of the Arrow” (“La tortura della freccia”, con Rod Steiger, Sarita Montiel, Ralph Meeker, Brian Keith, Charles Bronson, Jay C.Flippen, H.M.Wynant, Olive carey. Durata 86 min.), di Samuel Fuller.La-tortura-della-freccia-poster
E’ un vero peccato che la televisione, sempre così prodiga nel riciclare film e filmetti, soprattutto d’estate, abbia dimenticato proprio questo. Si tratta infatti, a mio parere, di uno dei migliori film sugli indiani che mai siano stati prodotti, oltre a essere uno dei rari western che vedono la vittoria finale dei pellerossa. Le scene di vita tribale sono eccezionali, forse mai eguagliate sullo schermo. Un grande Rod Steiger, nella parte di un sudista irriducibile, che vuole farsi Sioux e si soittopone alla “tortura della freccia”, la corsa a piedi nudi già vista nel film “Il cacciatore del Missouri”. Mitica la scena didattica in cui “Lince Grigia” (Jay C.Flippen) spiega l’origine del suo popolo e della parola “Sioux”. Per la cronaca Sioux è la deformazione francese della parola “Nadowe-id-siw”, un termine che usavano gli indiani Chippewa, abitanti della zona dei Grandi Laghi, per definire i loro vicini dell’ovest, i Lakota. Significa “meno vipere” e serviva a distinguere i Lakota dai loro vicini dell’est, gli Irochesi, che venivano chiamati “vere vipere”.
Insomma un grande film, un grande regista, un grande attore.