Al cinema con Geronimo 13

8 Gen, 2014
0

index13. A questa epoca d’oro del cinema western “con indiani”, non poteva mancare di dare il suo contributo il regista western per eccellenza, John Ford.
Lo fece da par suo nel 1956 con un film straordinario, che ebbe anche un grande successo commerciale: “The Searchers” (“Sentieri selvaggi”, con John Wayne, Jeffrey Hunter, Vera Miles, Ward Bond, Natalia Wood, Harry Carey Jr., Hank Worden, Dorothy Jordan. Durata 119 min.), tratto da un romanzo di Alan Le May di due anni prima.
Il film, quando uscì nelle sale, non ebbe subito un grande successo: fu anzi accusato di razzismo e questo giudizio ancora oggi è vivo in molti critici.
Non mi pare che questa critica sia giustificata. Il problema è definire i criteri con cui certi giudizi vengono dati.
Il personaggio principale del film, Ethan (John Wayne) è sicuramente un selvaggio uomo del West, rude e violento, che disprezza gli indiani e vorrebbe ucciderli tutti, ma permettetemi di affermare che sarebbe stato ben strano se non avesse avuto queste caratteristiche (il personaggio piacque talmente a John Wayne che chiamò Ethan uno dei propri figli).seguiti
Il Texas, dove si svolge la storia del film, fu annesso agli USA nel 1845. Il principio ispiratore del Texas nella sua politica verso gli indiani è espresso nella sua Costituzione: “Noi non riconosciamo alle tribù residenti entro i confini di questo Stato alcun diritto alla proprietà di terre dello Stato stesso; né riconosciamo al governo degli Stati Uniti alcun diritto di stipulare con le suddette tribù un trattato in materia di confini senza il consenso di questo Stato”.
Nel 1840 i Texani avevano invitato i Comanche a partecipare ad un negoziato di pace, nel corso del quale massacrarono tutti i pellerossa intervenuti. Lo scontro che ne derivò, negli anni seguenti, raggiunse punte tali di odio e di violenza che, per evitare una guerra indiana generalizzata, nel 1847, fu creata una linea di demarcazione netta tra i territori dei bianchi e quelli indiani.
Per far rispettare questo confine fu creato un corpo speciale, i “Texas Rangers”: un gruppo di irregolari di cui si parla anche nel film. I coloni però continuarono a spingersi nei territori indiani con la THE_SEARCHERS-25complicità degli stessi rangers: si cercava di provocare una reazione da parte dei Comanche per avere un pretesto per sterminarli.
La guerra divvampò e non solo i Comanche, ma anche gli Apache, i Lipan-Apache, i Wichita e i Waco misero a ferro e fuoco il Texas, rendendo inevitabile l’intervento dell’esercito USA: nel 1859 tutte le tribù del Texas furono trasferite a nord del Red River.
Durante la guerra civile americana (1860-1865) e nei primi anni seguenti, i Comanche approfittarono della scarsità di truppe in loco per effettuare le loro scorrerie a danno di fattorie lontane anche centinaia di miglia dai loro accampamenti: rubavano i cavalli, saccheggiavano case, rapivano donne e bambini che poi venivano adottati dalle tribù, raccoglevano scalpi. Queste scorrerie avvenivano in genere quando c’era la luna piena, chiamata per questo “Luna Comanche”, e quelle notti cominciarono ad essere temute da tutti i Texani.
In tale clima sarebbe stato sciocco se un personaggio come Ethan avesse manifestato nobili pensieri nei confronti degli indiani. Egli è un personaggio perfettamente integrato nel suo tempo.
Ethan si mette in cerca della nipote (Natalie Wood), rapita dai Comanche che hanno massacrato il resto della famiglia, col fermo proposito di ucciderla, perché ormai “contaminata” dalla vita con gli indiani. Inutile dire che tale progetto non sarà realizzato: una volta ricongiunti prevarranno in Ethan gli affetti familiari. Si ritiene che il personaggio di Debbie sia ispirato a quello di Cynthia Ann Parker, una bambina di nove anni rapita dai Comanche che assaltarono la sua casa a Fort Parker nel Texas. Visse 24 anni con i Comanche, sposò un capo ed ebbe tre figli. Suo zio James W. Parker spese gran parte della sua vita e della sua fortuna per ritrovarla, come Ethan nel film. Venne infine liberata, contro la sua volontà, in un attacco del tutto simile a quello descritto nel film.
E’ un film dunque di forti passioni e di sentimenti delicati e appena accennati (l’amore di Ethan per la cognata). Il finale è stato criticato come posticcio, tratto magicamente dal cappello di Ford.
In realtà anche qui mi pare che sia la logica conclusione del film e la dimostrazione che non può essere catalogato come razzista e reazionario. Nei lunghi anni passati a cacciare i Comanche, Ethan ha vissuto come loro: ha iniziato un processo di identificazione tra preda e cacciatore che li rende più simili di quanto si possa vedere esternamente; e tutto questo negli scenari maestosi ma ugualmente solitari e selvaggi della Monument Valley (che peraltro si trova non in Texas ma tra l’Arizona e l’Utah).images
Per questo l’inquadratura iniziale e finale del film assume un significato particolare. Se la scena iniziale della stanza buia che si apre sul paesaggio può in qualche modo rappresentare il ritorno alla civiltà di Ethan (che torna a casa dopo due anni dalla fine della guerra civile), la stessa scena sul finale con Ethan che si allontana verso l’infinito, rappresenta forse la sua impossibilità di ritornare nella civiltà che ormai gli è totalmente estranea.
Poteva essere un film cupo e drammatico, ma Ford è riuscito ad equilibrarlo magistralmente utilizzando tutto il suo repertorio classico, dal vecchietto mezzo matto, alla rivalità dei due giovani, innamorati della stessa ragazza. Un capolavoro firmato John Ford.
Sentieri_selvaggi_(bride-2)

 

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *