Al cinema con Geronimo 15

13 Gen, 2014
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15. Dopo la grande abbuffata del decennio precedente, gli anni ’60 iniziano all’insegna della problematicità.index
“The Unforgiven” (“Gli inesorabili” con Burt Lancaster, Audrey Hepburn, Audie Murphy, Lillian Gish, John Saxon, Doug Mc Clure, Charles Bickford, Joseph Wiseman, Carlos Riva. Durata 125 min.) di John Huston, esce proprio nel 1960. In questo film si ha l’impressione che il regista voglia dirci qualcosa di molto importante, sottoponendoci molti spunti di riflessione, senza però riuscire ad andare al di là dell’enunciazione degli stessi.
Il film è stato anche accusato di razzismo, ma mi pare più corretto dire che cerca di riflettere sull’odio tra due razze, un odio profondo e senza compromessi, come anche senza giustificazioni.
Nel ruolo di “odiatore”, se mi passate il termine, si distingue un Audie Murphy, che se sa combattere (pare sia stato il soldato più decorato della seconda Guerra Mondiale), sicuramente non sa recitare, anche se ha al suo attivo numerose parti in film western e non. L’ottusità e la carica di odio e rancore immotivato che riesce ad esprimere è però tale da lasciar pensare che siano doti congenite nell’attore. Audrey Hepburn è molto graziosa ma anche molto improbabile come indiana Kiowa. Da ricordare alcune scene, in particolare quando il meticcio doma un cavallo selvaggio usando solo carezze e paroline dolci.
Nel 1961 è John Ford a cimentarsi con un problema scottante: quello dei bianchi rapiti e adottati dagli indiani.
Cavalcarono insiemeLo fa con “Two Rode Together” (“Cavalcarono insieme” con James Stewart, Richard Widmark, Shirley Jones, Linda Cristal, Andy Devine, John Mc Intire, Harry Carey Jr., Woody Strode, Mae Marsh. Durata 109 min.), in cui utilizza per la prima volta l’attore James Stewart, le cui caratteristiche ne fanno un eroe più ambiguo e sfuggente di quanto avrebbe potuto fare il solito monolitico John Wayne.
Ne risulta un film cinico, ma a mio parere centrato, che tratta un argomento spinoso con sufficiente capacità di analisi.
Abbiamo già accennato al fatto che i Comanche avevano l’uso di rapire, durante le loro scorrerie, le donne e i bambini bianchi, che poi adottavano. Naturalmente costoro non facevano una bella vita (ma neanche i Comanche del resto), tuttavia, in genere, si integravano perfettamente in questo nuovo mondo, al punto da rifiutare spesso il ritorno alla “civiltà” anche quando ciò era possibile.
Puntualmente ogni trattato di pace stipulato tra l’esercito e gli indiani, prevedeva la restituzione dei “prigionieri” bianchi, ma questo creava dei disastri sia nel mondo indiano, spezzando famiglie, sia nel mondo bianco dove poi gli “ex” non venivano accolti molto bene, perché “contaminati” dalla vita con i pellerossa. In particolare non si perdonava alle donne l’aver accettato rapporti sessuali con gli indiani (anche se costrette, non aveva importanza), mentre avrebbero dovuto preferire la morte.quanah
Nel film, tratto dal romanzo “Comanche Captives” di Wiull Cook, si racconta appunto del tentativo da parte di due emissari dell’esercito (Stewart e Widmark), in seguito ad un ennesimo trattato, di riavere indietro i prigionieri tenuti dai Comanche, ma il loro reinserimento crea nuovi problemi, puntualmente denunciati da John Ford.
E’ molto significativo, e anche ironico, ma sfugge a chi non conosce la storia dei popoli amerindi, il fatto che il capo Comanche con cui nel film viene trattata la restituzione dei prigionieri sia Quanah Parker. Due cenni storici per chiarire: il 19 maggio 1836 in una incursione compiuta da bande Comanche e Kiowa a Fort Parker, viene rapita la piccola Cynthia -Ann, di nove anni, che in seguito diventò la moglie del capo Nokomi e dette alla luce diversi figli, tra cui proprio Quanah. Il 18 dicembre 1860 i soldati individuano e assalgono, presso il fiume Pease, un accampamento Comanche in cui erano assenti i guerrieri, uccidendo molte donne e vecchi. Viene catturata una squaw che risulta poi essere Cynthia-Ann Parker. Riportata presso la sua famiglia, in Texas, cercò più volte di fuggire e di tornare da suo marito, che da parte sua non sopravvisse alla perdita della donna.
Quanah, in seguito, divenne il più famoso capo Comanche e fu l’ultimo di questa orgogliosa nazione a deporre le armi, vinto peraltro più dalla fame che dai soldati. Quanah Parker si recò allora presso la famiglia della madre, divenne un ricco fattore e poi sceriffo e anche giudice nella “Corte indiana” da 1866 al 1901.
Quando morì nel 1911 volle accanto a sé lo sciamano della tribù.
Anche Stone Calf, Vitello di Pietra, interpretato nel film da Woody Strode, marito indiano della donna prigioniera (Linda Cristal), poi ucciso da James Stewart, è un 01731101personaggio storico che fu alla testa degli indiani insieme ai capi Satanta, Quanah Parker , Lone Wolfe nella battaglia di Adobe Walls nel giugno del 1874.
Del 1962 è “Geronimo” (“Geronimo” con Chuck Connors, Kamala Devi, Ross Martin, Pat Conway, durata 101 min.), diretto da Arnold Laven.
Chuck Connors acquistò fama internazionale interpretando la parte di Geronimo, anche se le sue caratteristiche fisiche erano molto diverse. Geronimo infatti era piccolo, tarchiato, col volto segnato da un naso adunco come il becco di un’aquila, gli occhi cattivi. Nel film Geronimo viene presentato come un eroe senza macchia e senza paura. in realtà, anche se aveva tutte le ragioni dalla sua parte ed era sicuramente un uomo libero, non era certo spinto da nobili ideali, solo combatteva per la sua sopravvievnza.
Va ricordato anche “The Comancheros” (“I comanceros” con John Wayne, Stuart Withman, Iva Balin, Lee Marvin, Bruce Cabot, Nehmiah Persoff. Durata 107 min.) dicomancheros Michael Curtiz, anch’esso del 1962. Film classicissimo, con una splendida colonna sonora (di Elmer Bernstein), è l’ultima opera di Curtiz, che aveva diretto pellicole importanti come “Casablanca” e “Robin Hood”.
Qui si affronta il problema dei Comancheros, bianchi che fomentavano le guerre con i Comanche al fine di vendere armi (e liquori adulterati) agli indiani con ottimi profitti. Il fenomeno era molto diffuso anche nelle terre degli Apache: gli allevatori di Denver e zone limitrofe fomentavano in tutti i modi l’odio tra le razze e la guerra perché ricavavano grandi guadagni dalle forniture di carne e altri generi all’esercito, costretto a restare in forze nella zona. Ecco a chi si sono ispirati i modeni “mercanti di morte” che infestano tutto il mondo !

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