Al cinema con Geronimo 16

13 Gen, 2014
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16. In “Stagecoach”, per John Ford gli Indiani sono una minaccia terrificante e angosciante, ancorché vaga e fatta di ombre, e in “The Searchers” sono soggetto e oggetto di un odio profondo che divide due razze, alimentato da un inestinguibile spirito di vendetta. adesso, a metà degli anni ’60, col suo ultimo film western, il grande regista porta a compimento la sua riflessione sul popolo rosso.
Nel suo “Cheyenne Autumn” (“Il Grande Sentiero” con Richard Widmark, Carroll Baker, James Stewart, Edward C.Robinson, Karl Malden, Sal Mineo, Jimmy O’Hara, Dolores Del Rio, Ricardo Montalban, GilbertRoland, Arthur Kennedy, John Carradine. Durata 159 min.) del 1964, la ragione è integralmente dalla parte degli Indiani.936full-cheyenne-autumn-poster
Sono infatti gli Cheyenne, affamati, laceri e disperati, ma sempre nobili e dignitosi, i veri protagonisti di questo film, che racconta a grandi linee una storia vera, anche se la sceneggiatura è ispirata all’omonimo romanzo di Mary Sandoz.
Dopo la resa degli Oglala Sioux di Cavallo Pazzo nel 1877, anche molte bande di Cheyenne si erano arrese, e tra queste anche quella di Piccolo Lupo e di Coltello Spuntato. Mandati nella riserva degli Cheyenne meridionali, nell’Oklahoma, costoro avevano dovuto da subito fare i conti con la mancanza di viveri e provviste in genere, dovuta in larga parte all’agente della riserva John D.Miles.
Gli Cheyenne denutriti e indeboliti dal clima cominciarono a morire come mosche a causa di varie malattie sconosciute nel Montana, da cui provenivano, finché giunti al limite di sopportazione estremo, decisero di tornare nella loro terra d’origine e lo fecero nelle condizioni penose che nel film vengono narrate. Riuscirono alla fine ad essere ascoltati e fu loro assegnato un posto prima nella riserva di Pine Ridge, presso Nuvola Rossa, e poi in una riserva autonoma sul fiume Tongue.
Si tratta di un film di grande importanza, anche se, a mio parere, non è un capolavoro come altri precedenti di Ford. L’interpretazione di Widmark è stucchevole e del tutto marginale nel film, anche se abbastanza corrispondente alla realtà. Infatti nella vera storia di Piccolo Lupo e Coltello Spuntato ci sono diversi ufficiali che non dimostrarono solo buoni sentimenti ma che agirono concretamente a favore degli indiani. Si possono citare ad esempio “Cappello Bianco” William P.Clark, tenente

Piccolo Lupo e Coltello Spuntato

Piccolo Lupo e Coltello Spuntato

di cavalleria che pubblicò un trattato sulla scrittura pittografica degli Indiani, “Alto Uomo Bianco” Henry W.Lawton, anch’esso tenente e “Tre Dita” Mackenzie, allora comandante di Fort Sill, che pure in precedenza aveva fatto carriera massacrando Cheyenne.
In realtà succedeva spesso di trovare nell’esercito persone che nella loro attività avevano conosciuto a fondo gli Indiani ed erano giunti ad apprezzarli e a stimarli. Era soprattutto tra i civili che c’era “sete di sangue indiano”.
Anche l’intermezzo “comico” a Dodge City con Wyatt Earp (James Stewart) e Doc Holliday (Arthur Kennedy) stona nell’economia del film, anche se svolge la funzione, tipicamente fordiana, di smorzare i toni e di equilibrarli, impedendo al film di diventare troppo drammatico. D’altra parte John Ford aveva conosciuto in gioventù Wyatt Earp e lo aveva frequentato per alcuni anni. E’ possibile che il racconto di quell’episodio gli fosse stato fatto dal vecchio protagonista della “sfida all’O.K.Corral” in persona.
Anche in questo film, come negli altri western di Ford, le comparse che interpretano i fieri Cheyenne sono autentici indiani Navajo.
La cosa non creava particolari problemi perché le caratteristiche somatiche dei Navajo, appartenenti al gruppo etnico degli Athapaska, sono simili a quelle degli Cheyenne, del gruppo Algonchino. Infatti, anche se la mescolanza tra le varie nazioni e le migrazioni rendevano spesso difficile determinare le caratteristiche razziali precise dei vari gruppi, si può senz’altro accettare la descrizione che 1161299451ne fa Domenico Buffarini nel suo saggio “Il popolo degli uomini: gli indiani del Nordamerica”.
Buffarini individua 5 tipi razziali:
1. Planide (Sioux, Athapaska, Algonchini) colorito bruno rossiccio, statura alta o altissima, corpo robusto e massiccio, testa larga e piatta con fronte sfuggente, sigomi sporgenti, naso forte e adunco, pieghe facciali marcate, occhi stretti con plica mediana, espressione e vigorosa.
2. Appalacide (Irochesi, Muskogee) pelle piuttosto chiara, statura altissima, corpo agile e slanciato, testa piccola e allungata, profilo europide, naso regolare e sottile, occhi rotondi e senza plica.
3. Sonoride (Hoka, Yuma) colorito bruno, statura alta, corporatura agile e snella, corporatura agile e snella, testa piccola e allungata, naso dritto e largo, bocca grande con labbra piene, occhio aperto senza pliche, capelli ondulati e sottili.
4. Pueblo-Andina (Pueblo, Caddo) pelle color rame, statura medio bassa e corpo brevilineo, testa rotonda, faccia larga, naso prominente, capelli sottili e ondulati, pelosità abbondanti.
5. Columbide (popoli del totem) pelle bruno giallastra, statura medio-alta, corpo massiccio, faccia larga e corta, naso dritto e stretto, labbra sottili, occhio con frequente plica mongolica, pelosità abbondante.
“Dicono che nei miei film provavo piacere nell’uccidere indiani. ma mentre oggi si piange sul loro fato, si scrivono libelli umanitari e si fanno dichiarazioni di intenti senza mai, mai mettere le mani in tasca, con maggiore umiltà io ho dato loro del lavoro…” scrisse il regista anni più tardi per difendersi dalle accuse di razzismo che spesso gli venivano rivolte. In effetti Ford fu unito da profonda amicizia per i Navajo della Monument Valley che lo chiamarono affettuosamente Natani.Nez, Grande Capo.

Tony Hillerman (1925-2008)

Tony Hillerman (1925-2008)

A proposito dell’utilizzazione dei Navajo per questo film, si racconta un episodio curioso. A raccontarlo è Tony Hillerman, l’autore tedesco-americano profondo conoscitore dei Navajo e della loro cultura, autore di una serie di romanzi polizieschi molto intriganti che si svolgono appunto nella riserva ed hanno come personaggi principali dei poliziotti Navajo. I diritti cinematografici di questi romanzi sono stati acquistati da Robert Redford, che da uno di loro ha già tratto il film “The Dark Wind” (“La collina del demonio” con la regia di Errol Morris, con Lou Diamond Phillips, Gary Farmer, Jack Ward, Guy Boyd, Jane Loranger, Gary Basaraba. Durata 110 min.) nel 1992.
In uno dei suoi romanzi Hillerman racconta di come i Navajo (o Dineh come si chiamano tra di loro) accorrano sempre numerosissimi nei cinema all’aperto della riserva quando viene proiettato “Cheyenne Autumn”.
Il motivo di questo interesse non è dato solo dalla possibilità di vedere sullo schermo i propri genitori o conoscenti ed amici. Pare infatti che le comparse Navajo, parlando nella loro lingua incomprensibile, si scambino una serie di commenti piuttosto pesanti e battute salaci sugli attributi sessuali di Ford e dei vari attori, invece di pronunciare le frasi che appaiono nei sottotitoli, suscitando l’ilarità dei soli spettatori in grado di capirli.
“Cheyenne Autumn” rappresenta anche, nel cinema, la fine di un certo modo di fare il western, che da quel momento perderà il suo aspetto di solo film di avventura per ammantarsi di filosofia, di politica, di psicologia e di letteratura.
rio_conchos_stuart_whitman_gordon_douglas_009_jpg_znezNel 1965 esce quello che si può considerare il capolavoro di Gordon Douglas: “Rio Conchos” (“Rio Conchos” con Richard Boone, Stuart Withman, Tony Franciosa, Edhon O’Brien, Jim Brown, Warner Anderson e Wende Wagner, nei panni dell’immancabile ragazza Apache. Durata 107 min.). Si tratta di un film molto bello in alcune sue parti (ottimo l’inizio con l’uccisione degli Apache che compiono una cerimonia funebre), ma abbastanza banale in altre. Il motivo portante del film è il razzismo e l’odio e il sospetto per il diverso: il sudista e il nordista, il bianco e l’indiano, il bianco e il nero, il messicano e tutti gli altri.
Un altra pellicola interessante  dello stesso anno è “Major Dundee” (“Sierra Charriba” con Charlton Heston, Richard Harris, Senta Berger, James Coburn, Jim sierra_charriba_charlton_heston_sam_peckinpah_009_jpg_ukuwHutton, Warren Oates, Mario Adorf, Ben Johnson, L.Q.Jones, R.G.Armstrong, Slim Pickenz. Durata 120 min.), che porta la firma prestigiosa di Sam Peckinpah. La storia di questo film contempla anche litigi furibondi tra il regista e la produzione e il pestaggio di un produttore. Conseguenze: il film fu tagliato di un’ora circa, e il bellicoso Peckinpah cercò di ripudiare questa opera, che resta comunque un ottimo film che introduce già il western antieroico, violento e problematico, tipico di questo mitico regista.
Per la cronaca Sierra Charriba non è un posto, come si potrebbe capire, ma il nome di un sanguinario capo Apache a cui un gruppo di disperati dà la caccia fino sui monti del Messico.
Tra i film di questo periodo meritano la citazione “Duel at El Diablo” (“Duello a El Diablo” con James Garner, Sidney Poitier, Bibi Andersson, Dennis Weaver. Durata 103 min.) di Ralph Nelson, del 1966 e “Shalako” (“Shalako” con Sean Connery, Brigitte Bardot, Stephen Boyd, Hower Blackman. Durata 113 min.) di Edward Dmytryk del 1968. Quest’ultimo, di produzione inglese, è già inserito nel clima politico di fine decennioshalako

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