Al cinema con Geronimo 18

27 Gen, 2014
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18. Tocca a “Soldier Blue” (“Soldato blu” con Candice Bergen, Peter Strauss, Donald Pleasance, Jorge Rivero. Durata 114 min.) di Ralph Nelson, nel 1970, ad inaugurare, insieme agli anni ’70, il “western politico” caratteristico appunto di quegli anni.index
Il film raccoglie la lezione del “Custer” di Siodmark di cui abbiamo già parlato: deve infatti le sue fortune (oltre che ad un’incantevole Candice Bergen) al finale sconvolgente, in cui ci mostra in tutta la loro ferocia le violentissime scene dell’assalto ad un campo indiano, in cui vecchi, donne, bambini, sono letteralmente fatti a pezzi dalle “Giacche Blu”.
Sembra indubbia l’influenza dello “Spaghetti western” che si era andato affermando a partire dalla seconda metà degli anni sessanta, con grande spargimento di succo di pomodoro e di ferite in primo piano.

Il fiume Sand Creek

Il fiume Sand Creek

Film dunque di grande impatto spettacolare ed emotivo, che non poteva mancare di suscitare le reazioni più svariate: Sergio Leone, padre del western all’italiana (ma non solo), lo bollò più di una volta come “fascista”, per il compiacimento più violento della stessa violenza che si voleva mettere sotto accusa.
Se però Sergio Leone avesse letto anche la testimonianza oculare dell’eccidio di Sand Creek rilasciata da Robert Bent, forse non sarebbe stato della stesso avviso. La testimonianza sembra in realtà la sceneggiatura dell’ultimo quarto d’ora del film: “… tutte le squaws rifugiatesi in quell’anfratto furono poi uccise, come anche quattro o cinque indiani che si trovavano fuori. Le squaws non opposero resistenza. Tutti i morti che vidi erano scotennati. Scorsi una squaw sventrata con un feto, credo, accanto. Il capitano Soule mi confermò la cosa. Vidi il corpo di Antilope Bianca privo degli organi sessuali e udii un soldato dire che voleva farne una borsa per il tabacco. Vidi una squaw i cui organi genitali erano stati tagliati… Vidi una bambina di circa cinque anni che si era nascosta nella sabbia; due soldati la scoprirono, estrassero le pistole e le spararono e poi la tirarono fuori dalla sabbia trascinandola per un braccio. Vidi un certo numero di neonati uccisi con le loro madri.” (il colonnello Chivington, comandante del massacro aveva a suo tempo pronunciato la storica frase “le uova dei pidocchi fanno i pidocchi” invitando con questo ad uccidere anche i bambini).

cinema: la scena del massacro

cinema: la scena del massacro

Tratto dal racconto omonimo di Theodore V.Olsen, “Soldier Blue” presenta un finale diverso rispetto al libro, dove i colpevoli del massacro vengono puniti. Anzi, la voce in sottofondo fa un riferimento esplicito al massacro di Sand Creek del 1864, in cui i volontari del colonnello Chivington sterminarono quasi completamente la banda di Cheyenne meridionali guidati da Pentola Nera (Motavato), un capo che aveva scelto la strada della pace e della coesistenza con i bianchi.
Il riferimento appare poco appropriato storicamente visto che, nel film, il soldato blu del titolo narra della morte di suo padre, avvenuta l’anno precedente nella battaglia del Little Big Horn col generale Custer, che però avvenne nel 1876, dodici anni dopo Sand Creek.

realtà: la scena del massacro (My Lai)

realtà: la scena del massacro (My Lai)

In ogni caso i massacri di questo tipo erano molto frequenti in quegli anni e ne potremmo citare parecchi a partire da quello sul fiume Washita, nel 1868, dove il solito Custer aveva finito di sterminare la banda di Pentola Nera, ancora convinto assertore della pace con i bianchi.

In realtà il regista Nelson voleva forse fare solo un film di avventura sugli indiani, ma la sua denuncia non poteva non essere messa in relazione con quello che stava succedendo in Vietnam e il massacro di Sand Creek paragonato all’eccidio di My Lai. La gente andava al cinema e vedeva indiani al posto di Vietcong e “soldati blu” al posto dei marines, ma l’identificazione era immediata.
Gli indiani assunsero così per milioni di persone una identità “di sinistra” (peraltro del tutto arbitraria) e divennero il simbolo di coloro che resistevano contro l’oppressione dei bianchi (e degli USA in particolare). Il colore rosso della pelle poi suggeriva altri facili quanto scontati accostamenti con altri “rossi” irriducibilmente nemici degli USA: i Vietcong e i comunisti in genere.

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Un Commento

  1. Ancora Bravi…
    li ho letti quasi tutti e li trovo assai appropriati e interessanti…Spero continuiate nella serie. Vanno bene anche le “interpretazioni” dei films con il loro contesto storico Americano e Internazionale.
    Ben Fatto

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