Al cinema con Geronimo 25

4 Mar, 2014
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25. La seconda metà degli anni ’70 non fu molto felice per questo genere cinematografico. L’esigenza ormai avvertita diffusamente, di una qualche adesione alla realtà storica, sembrava limitare in modo decisivo la creatività degli autori, e i prodotti di quegli anni sono da considerare decisamente inferiori ai precedenti. Nel 1975 Charles B.Pierce provò a fare qualcosa di nuovo con “Winter Hawk” MPW-38804(“Cheyenne” con Leif Erickson, Michael Dante, Woody Strude, Denver Pyce, Arthur Honnicut, durata 98 min.), ma senza riuscirvi troppo bene. Il capo Cheyenne Falco d’Inverno, interpretato da Michael Dante, rapisce una bianca per scambiarla con le medicine necessarie al suo popolo per sopravvivere all’epidemia di vaiolo. La ragazza però si innamora dell’intrepido cheyenne e alla fine decide di restare con lui. Il finale è abbastanza inusuale (ma si era già visto nel 1925 con “The Vanishing American”, vedi “Al cinema con Geronimo 2“) ma raccontato con troppo romanticismo: una soluzione del genere per l’epoca (1840) doveva essere decisamente traumatica.
Non che certe cose non accadessero. Abbiamo già visto come ci fossero molti uomini bianchi che sceglievano di vivere con gli indiani; più raramente accadeva anche con le donne. In particolare questo fenomeno si verificava presso gli indiani Creek, dotati di grande bellezza e prestanza fisica, che vivevano tra la Georgia e l’Alabama.
I Creek, che facevano parte del gruppo linguistico Muskogee, agli inizi dell’800 avevano preso a vivere come i bianchi, tanto da meritarsi l’appellativo di “Tribù civilizzata” (come abbiamo già visto le cinque tribù civilizzate erano Creek, Cherokee, Choctaw, Chicksaw, Seminole), ma nel 1830 il Presidente Jackson li fece trasferire forzatamente nell’Oklahoma. Oggi in Oklahoma vivono molti Creek, circa 50.000, e una piccola comunità (circa 1000 persone) vive invece nel sud dell’Alabama.
Il film si avvale comunque dei magnifici paesaggi innevati del Montana, veramente grandiosi. Da ammirare anche lo splendido stallone Appaloosa montato da Falco d’Inverno.
Un film del tutto anomalo in questo panorama fu invece nel 1976 “Buffalo Bill And The Indians, Or Sitting Bull’s History Lesson” (“Buffalo Bill e gli Indiani” con Paul Newman, Kevin McCarty, Geraldine Chaplin, Frank Kaquitts, Jogl Grey, Harvey Keitel, Burt Lancaster. Durata 120 min.) di Robert Altman. Il regista, che era allora reduce del successo di “Nashville”, voleva fare un’opera di grande impegno, come si evince dal cast ricchissimo e dal taglio che viene dato al personaggio di Buffalo Bill/Paul Newman, che nel film non è l’eroe del West, ma piuttosto l’uomo d’affari, l’imbonitore che mette in piedi un’operazione in grande stile per fare soldi.
Purtroppo i tagli disastrosi operati dal produttore (Dino De Laurentis) menomarono irrimediabilmente il film proprio dove l’intervento di Toro Seduto spiegava il punto di vista indiano contrapposto a quello dei bianchi.images
Il film, che era uscito in occasione del secondo centenario della nascita degli USA, aveva infatti come sottotitolo “La lezione di storia di Toro Seduto”. E in effetti grande è la figura di Toro Seduto, interpretato da Frank Kaquitts, un indiano scoperto da Altman nella riserva di Stoney nello stato di Alberta in Canada, che riesce a trasmettere tutta la maestosità del leader Sioux Hunkpapa (Toro Seduto non era un capo, ma un Uomo della Medicina. Tuttavia esercitò una funzione importantissima come guida spirituale di tutto il suo popolo e non solo di quello).
Il film vinse, nella sua edizione integrale, l’Orso d’Oro a Berlino.
Ancora C.B.Pierce con “Gray Eagle” (“Aquila Grigia, il Grande Capo Cheyenne” con Ben Johnson, Iron Eyes Cody, Alex Cord, durata 104 min.) nel 1977. La storia è abbastanza insipida e l’autore si lascia prendere la mano discriminando tra indiani buoni (Cheyenne) e cattivi (Navajo!?). Comunque restano gli scenari del Montana, che The-White-Buffalo-Movie-Posteravevamo già apprezzato nell’altra opera di Pierce e alcuni momenti felici del film: le scene al rallentatore con i guerrieri a cavallo e anche alcune scene vagamente etnologiche sulla tortura indiana.
Nello stesso anno esce anche un film per certi versi curioso: si tratta di “The White Buffalo” (“Sfida a White Buffalo” con Charles Bronson, Kim Novak, Jack Warden, Will Sampson. Durata 97 min.) di Lee J.Thompson.
E’ la storia della caccia ad un bisonte bianco che, simile allo “Squalo” del film omonimo terrorizza le terre dei Dakota. La curiosità è data dai personaggi che praticano la caccia: si tratta infatti di Wild Bill Hickok (Charles Bronson) e Cavallo Pazzo (Will Sampson).
Non si capisce perché agli americani piaccia usare personaggi storici per storie di fantasia. Come sarebbe un film con Napoleone e il Duca di Wellington, insieme a caccia di un lupo mannaro sulle montagne della Baviera? Emozionante, no?

Wild Bill Hickok

Wild Bill Hickok

Wild Bill Hickok era il modo in cui veniva chiamato James Butler Hickok, unanimamente considerato il “Principe del Pistoleri”. Si dice che abbia ucciso in scontri a fuoco oltre 100 persone (senza contare i sudisti, i messicani e gli indiani). Alcuni gli attribuiscono addirittura 180 omicidi (Emerson Hough). Tuttavia il suo biografo più serio, Joseph Rosa, ha ridotto la lista a 16. Nato nel 1837 nell’Illinois, fu sceriffo a Hays City nel Kansas e poi nel 1871 ad Abilene. Fu ucciso con un colpo alla schiena mentre giocava a poker nel saloon Number 10 di Abilene il 2 agosto 1876.
Cavallo Pazzo invece, dei Sioux Oglala, era “portatore di casacca”, un ruolo di grande importanza nella tribù, ma comunque non era un capo nel senso proprio del termine. Distintosi come leader militare nella guerra di Nuvola Rossa per la “Pista di Pozeman”, dopo aver partecipato a parecchie incursioni contro i nemici Crow, Cavallo Pazzo diresse la coalizione di indiani (Sioux di tutte le tribù, Cheyenne, Arapaho ecc.) che annientò la colonna del gen. Custer al Little Big Horn. Fu assassinato poi il 5 settembre 1877 da un soldato.

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