Al cinema con Geronimo 27

6 Mar, 2014
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27. “Eagle’s Wing” fu l’ultimo film di una certa importanza (!) sugli indiani. Dopo questo si entrò in una lunga fase, che durò praticamente tutti gli anni ’80, in cui sembrò essere scomparso non solo 51U-dk69EGLogni interesse per gli indiani, ma anche per il genere western nel suo complesso.
Quello che era stato il genere più prolifico nella cinematografia, in particolare quella statunitense, adesso sembrava definitivamente morto.
Anche in questo periodo così oscuro però ci furono degli esperimenti non privi di interesse.
Il primo è proprio del 1980: si tratta di “Windwalker” (“Correva nel vento”, con Trevor Howard, Nick Ramus, James Remar, Billy Drago, Silvana Gallardo, Harold Old-Coyote. Durata 92 min.), di Keith Merrill.
Il film risulta abbastanza insolito: intanto è parlato, nella versione originale, interamente in lingua Cheyenne e Crow; inoltre la storia risulta priva di protagonisti “bianchi”, e questo mi pare l’unico esempio di tal genere.

Una scena di "Windwalker"

Una scena di “Windwalker”

La trama è semplice: nel 1979 un gruppo di Cheyenne colpiti da un’epidemia di vaiolo è costretto a spostarsi, lasciando dietro di sé i più deboli, in questo caso un vecchio malato, che racconta la sua storia ai nipoti: era stato padre di due gemelli, uno dei quali poi, rapito durante una scorreria dai Crow, era diventato un avversario terribile della sua tribù originaria, arrivando anche a scontrarsi col fratello, senza riconoscerlo. L’ambientazione è molto interessante e la storia suggestiva. L’andamento del film tuttavia risulta molto lento e in certi passaggi un pò ridicolo, grazie ad un doppiaggio non felicissimo.
Dello stesso anno è anche un film che avrebbe dovuto essere epico, e anche la scelta dei protagonisti era in quel senso, ma che non riesce a raggiungere il suo scopo: “The Mountain Man” (“I Giganti del West” con Charlton Heston, Brian Keith, Stephen Nacht, Victoria Racima, John Glover, Seymour Cassel. Durata 102 min.) di Richard Lang. Questo film si avvalse della sceneggiatura del figlio di Charlton Heston , Fraser Clark, che appare piuttosto stanca.MV5BMTk5ODUxOTAwNF5BMl5BanBnXkFtZTYwNjc2Mjg5._V1_SX214_
Del 1983 è “Sacred Ground” (“Via di qui Uomo Bianco”, con Jack Elam, Tim McIntire, L.Q.Jones. Durata 95 min.) di Charles B.Pierce: il protagonista entra in conflitto con gli indiani solo nel momento in cui viola il terreno sacro dove riposano i loro antenati. Gli indiani in questione sono i Paiute, una popolazione di lingua Shoshonean che viveva nel Nevada, nell’Oregon e nell’Utah sudorientale. I Paiute eccellevano soprattutto nella fabbricazione di cesti e avevano un’economia basata prevalentemente sulla raccolta e sulla caccia. Le popolazioni che vivevano nell’area del “Grande Bacino”, come i Paiute, attribuivano grande importanza al concetto di immortalità. Non è un caso, probabilmente, che il culto della “Danza degli Spettri” che si diffuse presso tutte le tribù del West americano come dottrina di speranza e di liberazione (e che portò poi al tragico epilogo di Wounded Knee del 1890), abbia avuto il suo fondatore in un uomo sacro dei Paiute, lo sciamano Wovoka, che iniziò le sue predicazioni nel 1889.

Al centro del gruppo lo sciamano Wovoka

Al centro del gruppo lo sciamano Wovoka

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