Al cinema con Geronimo 30

8 Apr, 2014

30. Con gli anni ’80 il western sembra definitivamente finito, e gli indiani destinati a scomparire dagli schermi, se non, magari, in qualche “cameo”, come si dice in gergo cinematografico.
Ma nel 1990 scoppia prepotentemente il “caso” Kevin Costner che, andando controcorrente, dirige e interpreta un film che in breve ottiene il doppio risultato di sbancare il botteghino e di raccogliere ottime critiche. Anche i riconoscimenti non mancano; 7 oscar nel 1991: miglior film, migliore regia, migliore colonna sonora originale, migliore sceneggiatura non originale, migliore fotografia, miglior montaggio, miglior sonoro.balla-coi-lupi
Il film in questione è naturalmente il famoso “Dances with Wolves” (“Balla coi Lupi” con Kevin Costner, Mary McDonnell, Graham Greene, Rodney A.Grant, Floyd “Red Crow” Westerman, Tantoo Cardinal, Robert Pastorelli. Durata 181 min., ma ne esiste una versione più lunga, di 235 min.) di Kevin Costner.
Molte sono le polemiche scatenate da questo film, e non solo per il suo contenuto. Infatti Kevin Costner cercava con la sua opera, di accreditarsi come un autore sensibile a certe problematiche, ecologista e filo indiano, come già altri “big” di Hollywood, ad esempio Marlon Brando e Robert Redford, continuando così una tradizione “alternativa” che aveva visto tra l’altro l’ambiente cinematografico della Mecca del Cinema sottoposto a inchieste minuziose ai tempi del Maccartismo e della “caccia alle streghe”.
In un’intervista Costner dichiara: – Non ho fatto questo film per raddrizzare i torti da un punto di vista politico, ma il fatto è che siamo responsabili di un genocidio in questo Paese e non ce ne rendiamo nemmeno conto. Ci piace puntare il dito sul trattamento dei negri nel Sud Africa o degli ebrei ai tempi di Hitler, ma noi abbiamo eliminato una per una tutte le tribù indiane d’America, non esistono più. E rappresentavano le cose migliori dello spirito americano. E’ molto comodo fare finta che non sia successo. E’ incredibile come abbiamo distrutto un popolo e una cultura per ottenere quello che volevamo (“Un mito americano” di Elsa Leonelli su Ciak, gennaio 1991). –
Tuttavia all’epoca molti misero in discussione la sua buona fede e, su un bollettino dei Sioux del South Dakota, pubblicato in Italia da “Akicita” di Milano, si può leggere: – Mentre girava il suo film “Balla coi Lupi”, Kevin Costner ha premesso agli attori Lakota che lui avrebbe “sempre sostenuto la lotta del popolo Lakota” e ha giurato di “lottare per i diritti della Nazione Lakota sanciti dai trattati e dalla Costituzione USA”. Ciononostante vediamo ora un altro Costner, uno che sta tentando di fare una speculazione illegale sulle sacre Colline Nere, dichiarate terre del popolo indiano dal trattato del 1851, per il suo profitto personale, e contro le sue stesse “promesse”. La sua “ditta” ha progettato: uno spianamento delle colline sacre, la costruzione di una ferrovia che attraverserà territori indigeni, la costruzione di un casinò e di un campo di golf. Quest’ultimo ridurrebbe e contaminerebbe l’acqua delle sacre Colline Nere. – Ogni commento è superfluo.
In ogni caso i motivi di polemica sono anche altri. Per esempio, si è dato molto risalto al fatto che “Dances with Wolves” è interpretato da pellerossa autentici, e interamente parlato in lingua Lakota. Ora questo era in realtà avvenuto anche in altri film del passato, come abbiamo già visto. Ma pare che Kevin sia incappato nella classica buccia di banana. La lingua Lakota oggi giorno non è molto

L'attivista indiano Russell Means

L’attivista indiano Russell Means

parlata, ed è prevalentemente conosciuta dagli studiosi, perciò è stato necessario insegnarla anche agli indiani che dovevano recitare. Questo compito è stato svolto da Doris Leader Charge, insegnante presso il Sinte Gleska College della Rosebud Reservation nel South Dakota, che nel film interpreta il ruolo della moglie del capotribù “Dieci Orsi” (Floyd “Red Crow” Westerman).
Proprio qui interviene Russell Means (che fra l’altro fu fondatore dell’American Indian Movement insieme a Dennis Bank e altri), che dopo aver fatto vari apprezzamenti non troppo positivi sul film, dichiara: – E la lingua! Nella nostra lingua abbiamo il genere maschile e femminile, ma in “Balla coi Lupi” hanno assunto come consulente solo una donna, che ha insegnato a Costner e ai guerrieri a esprimersi al femminile; io e la mia gente abbiamo riso come pazzi. –
Qualcuno ha anche contestato che la minuziosa e veritiera ambientazione del film sia stata realizzata da due bianchi, Larry Belitz e Cathy Smith, che comunque hanno fatto un ottimo lavoro. Tutti gli oggetti sono stati costruiti utilizzando le tecniche in uso all’epoca che viene narrata nel film. Com’era in realtà, la materia prima è costituita dal bisonte. Anche le tende sono realizzate in pelle di bisonte, mentre negli altri film venivano confezionati con teli di canapa tinti. I vestiti sono di pelle conciata col cervello del bisonte e decorata con aculei di porcospino.

Balla coi Lupi: l'avvistamento della mandria di bisonti

Balla coi Lupi: l’avvistamento della mandria di bisonti

Non c’è dubbio che la scena più spettacolare del film sia quella della caccia al bisonte. Per girarla è stata necessaria una grande cura: le riprese sono durate otto giorni e sono stati necessari 10 camion, 1 elicottero, 24 indiani col cavallo (senza sella), 150 comparse, 3500 bisonti, di proprietà del Ranch Triple U, 20 cow boy per dirigere gli animali, 24 animali finti (per girare le scene con animali feriti o morti), due bisonti addomesticati, di nome Cody e Mammoth, di proprietà del cantante Neil Young. Nella scena in cui il bisonte ferito carica un giovane indiano per poi morire ai suoi piedi, sono stati impegati 2 animali finti: il primo era su uno speciale carrello, l’altro era mosso mediante un impianto idraulico per simulare il respiro.
Che dire di questo film? Sicuramente è affascinante. Per alcuni – molti – è un film manicheo, perchè da una parte (gli indiani) sta tutto il bene e dall’altra (i bianchi) tutto il male.
Ma questo si era già visto in tanti altri film in termini rovesciati, e quindi non sembra una critica particolarmente efficace.
Invece ad una più attenta visione, ci accorgiamo che quest’opera non è poi così “filo-indiana” come vuole apparire, anzi contiene alcuni sottili elementi di razzismo: ma è possibile che l’eroe bianco, in un paese abitato solo da indiani, trovi casualmente l’amore proprio con l’unica donna bianca nel raggio di centinaia di miglia?!
E anche la ricostruzione storica non è poi così precisa: per esempio come fa “Dieci Orsi” a possedere un elmo spagnolo, visto che incontri veri e propri tra spagnoli e Lakota non ci sono stati

Balla coi Lupi: indiano buono (Sioux Lakota)

Balla coi Lupi: indiano buono (Sioux Lakota)

praticamente mai? La risposta a questo quesito sta tutta nella sceneggiatura, tratta dal romanzo omonimo di Michel Blake, che infatti è ambientato tra i Comanche, che invece con gli spagnoli avevano avuto intensi rapporti.
In effetti se il film fosse stato ambientato tra i Comanche, sarebbe stato più facile giustificare la presenza di una bianca adottata. Abbiamo visto che questo succedeva di frequente . Molto meno invece presso i Lakota, che non amavano fare prigionieri, né tantomeno adozioni.
I Lakota sono sempre stati rappresentati nei film, ma anche nella letteratura popolare, come i campioni del “mondo indiano”, e, a partire dagli anni ’70, come gli eroi fieri e indomabili, ma anche generosi e leali che a volte si trovavano a combattere contro gli indiani cattivi, i quali spesso, una volta sconfitti, si alleavano magari con i bianchi per vendicarsi. Lo abbiamo visto con gli Shoshoni nella trilogia de “L’Uomo chiamato Cavallo” e lo vediamo qui con i Pawnee.
La realtà è però ben diversa: Tutte le testimonianze e i documenti dell’epoca ci descrivono i Lakota come i dominatori della prateria, sì, ma anche come arroganti, spesso provocatori, implacabili, abituati a non chiedere e a non concedere grazia.
Ricordiamo per inciso che “Hunkpapa” (una delle tribù Lakota) significa proprio “gole tagliate”, per la loro non troppo simpatica abitudine di tagliare la gola a tutti coloro che uccidevano.

Balla coi Lupi: indiano cattivo (Pawnee)

Balla coi Lupi: indiano cattivo (Pawnee)

Nel corso delle loro migrazioni i Lakota occuparono territori molto vasti scacciandone altra tribù, come i Crow, i Kiowa e i Pawnee, che erano oggetto preferito delle loro incursioni. Solo poco tempo prima della battaglia del Little Big Horn, un gruppo di 400 Pawnee fu sorpreso dai Lakota mentre cacciava il bisonte lungo il corso del fiume Platte e fu completamente distrutto. E’ ovvio che in questa situazione le tribù più deboli, come i Pawnee in questo caso, cercassero protezione presso gli unici in grado di difenderli dai Lakota, cioè l’esercito USA.
Chiaramente se “Dances with Wolves” è stato apprezzato dai Lakota, non lo è stato altrettanto dai Pawnee. I quali tra l’altro sono titolari di una cultura antica e raffinata che conteneva molti punti di contatto con le civiltà messicane, delle quali sicuramente subivano l’influenza.
I Pawnee, popolazione di lingua Caddo, vivevano in capanne di terra, dette Logge, ed erano coltivatori di mais. La loro visione dell’universo prevedeva il culto della Stella della Sera e della Stella del Mattino, alla quale offrirono sacrifici umani fino al 1820, quando molto romanticamente un giovane Pawnee, di nome Petalesharo, si innamorò della giovane Comanche in attesa di essere sacrificata e la fece fuggire

Una Loggia Pawnee

Una Loggia Pawnee

con lui, per poi tornare da solo per subire le conseguenze della sua azione. I Pawnee che però stimavano il giovane, piuttosto che punirlo, preferirono mettere in discussione le loro usanze e abolirono i sacrifici umani. I Pawnee erano anche abili fabbricatori di vasi, di cesti ed anche tessitori.
Infine riportiamo il duro giudizio sul film espresso dalle sorelle Flavia e Sandra Busatta nell’introduzione alla loro raccolta di racconti “Scuotendo la zucca”.
In questo caso non ci interessa tanto il giudizio sul film, quanto cercare di capire i motivi per cui intorno agli indiani americani c’è un crescente interesse culturale della destra, mentre fino a qualche anno fa sembrava un argomento solo “sinistro”: – L’evocazione immaginifica del “popolo degli Uomini” è quella di un superbo gruppo di guerrieri piumati a cavallo che caracolla in fila indiana per una collina dietro al capo, al guerriero più coraggioso, ovvero “un popolo, una nazione, un duce” (ein Volk, ein Reich, ein Führer). E’ il mito del Superuomo tanto più forte quanto più è presentato come congenito dei Popoli Naturali, le Società del Buon Selvaggio non contaminate da modernismi di sorta tanto invisi ad ogni tipo di clero. La donna, se appare, è moglie e madre esemplare oppure peccatrice, ma comunque di sfondo, una necessità biologica di cui purtroppo non può ancora fare a meno il sodalizio guerriero di anime forti che richiama altri sodalizi maschili: gli Apostoli, i Cavalieri del Graal, Re Artù e la Tavola Rotonda, Orlando e i Paladini, gli ordini monastici e gli ordini religiosi combattenti come i Templari o i Cavalieri Teutonici, l’esercito, etc, etc.
Questa è l’accozzaglia ideologica che si nasconde dentro i film spazzatura come “Balla coi Lupi”, tanto osannato dai Sioux ma che i Pawnee non hanno trovato affatto divertente.-