Al cinema con Geronimo 36

23 Mag, 2014
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36. Sempre nel 1994 uscì un altro film interessante: si tratta di un lavoro prodotto dalla Walt Disney e quindi con le caratteristiche tipiche di questa produzione: “Squanto: a Warrior ‘s Tale” (“Il MPW-36901Guerriero del Falco” con Adam Beach, Mandy Patinkin, Michael Gambon. Durata 101 min.) di Xavier Koller.
La storia del film è curiosa quanto ingenua, ma divertente: alla fine del sedicesimo secolo una nave inglese rapisce sulla costa atlantica americana alcuni pellerossa da portare in Europa come schiavi o da esibire come animali da baraccone. Uno di essi è Squanto, che una volta in Europa riesce a fuggire e , dopo diverse peripezie, si rifugia in un convento di monaci. Infine riesce ad imbarcarsi per tornare nelle sue terre d’origine. Qui però trova la sua tribù totalmente distrutta dalle malattie di cui era rimasta infettata nel pur breve contatto avuto coi rapitori. Il tutto poi si risolve in un generale “volemose bene” tra le due razze in nome di superiori valori morali.
La trama è davvero assai originale, ma non varrebbe forse la pena di parlarne se non si trattasse di una storia in gran parte autentica.
Quando infatti i primi inglesi sbrcarono (1620) nella baia dove in seguito sarebbe sorta la città di Boston, mentre giravano sulle spiagge affamati, disposti a mangiare anche la terra per sopravvivere, si sentirono apostrofare nella loro lingua, e grande fu il loro stupore nello scoprire che si trattava di un nativo.

L'incontro con Squanto fu decisivo per la sopravvivenza dei primi pellegrini inglesi

L’incontro con Squanto fu decisivo per la sopravvivenza dei primi pellegrini inglesi

Il suo nome era Samoset, il quale il giorno seguente fece conoscere loro un altro indigeno di nome Tisquantum, detto Squanto, che parlava inglese ancora meglio e che raccontò la sua storia. Egli affermò di essere stato rapito dal capitano Weymouth, molti anni prima. Tornato a casa poi con la spedizione di Smith, era stato di nuovo rapito dal capitano Hunt insieme ad altri. Venduto come schiavo in Spagna, era fuggito in Inghilterra, da dove era riuscito a tornare in America sulla nave del capitano Derner. Rivendicò di appartenere alla tribù dei Patuxet, che aveva trovato tutti morti al momento del suo ritorno, a causa delle malattie portate dall’uomo bianco.
Negli anni seguenti Squanto fu molto utile ai coloni, fungendo da intermediario con le tribù della zona e in particolare col capo della confederazione Massassoit.
Infine, per terminare questa rassegna, segnaliamo l’uscita, a cavallo tra il 1994 e il 1995, di “Jonathan degli Orsi”, di produzione italiana.jonathan_degli_orsi_franco_nero_enzo_g_castellari_005_jpg_fsgp
Il film (con Franco Nero, John Saxon, Floyd Red Crow Westerman, David Hess, Rodrigo Obregon. Durata 110 min.) di Enzo G.Castellari, segna il ritorno al western di Franco Nero con lo stesso regista che lo aveva a suo tempo diretto in “Keoma”.
La storia narrata in questo film ha una buona ambientazione (è stato girato in Russia e le comparse indiane sono in realtà mongole) ma è un pò debole e la realizzazione ricorda un pò troppo da vicino il classico western all’italiana, che se negli anni 60-70 poteva dire qualcosa di nuovo, già al momento della sua uscita era decisamente superato e datato.
Per diversi anni questo film ha chiuso la produzione di questo genere cinematografico. Bisognerà infatti aspettare i primi anni del nuovo secolo per ritrovare ancora tematiche inerenti ai nativi nordamericani.

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