Al cinema con Geronimo 8

17 Dic, 2013

bH7fE6MLc9GD2nc8. Nei primi anni ’50 escono anche due film in cui appaiono i Seminole della Florida: “Seminole” (“Seminole” con Rock Hudson, Barbara Hale, Anthony Quinn, Richard Carson, Hugh O’Brian, Lee Marvin. Durata 87 min) di Budd Boeticher, del 1953, e “Distant Drums” (“Tamburi lontani” con Gary Cooper, Mary Aldon, Arthur Hunnicut, Richard Webb, Ray Teal, Robert Barrat e Larry Carper nel ruolo di capo Ocala. Durata 101 min.) del 1951, di Raoul Walsh, ottimo film.
Gary Cooper – magnifica la sua interpretazione – combatte i Seminole, ma ha sposato una di loro che poi è stata uccisa dai soldati. Un eroe quindi che fa “il suo dovere” controvoglia, anche se poi lo fa al meglio delle sue possibilità.

Tamburi lontani: guerra nelle paludi

Tamburi lontani: guerra nelle paludi

Indimenticabile il duello col capo Ocala, probabilmente il più inconsueto di tutto il cinema western. I due rivali si battono infatti col coltello nelle acque delle Everglades, le terre semisommerse dominio dei caimani che si immergono insieme ai contendenti.
Anche l’opera di Budd Boeticher è interessante; in particolare risalta con forza l’abisso che separa le due razze, la rossa e la bianca, e l’impossibilità di colmarlo. I soldati americani che avanzano nella palude rappresentano anche una tragica denuncia di un militarismo ottuso ed incapace. Tra l’altro nelle paludi della Florida l’esercito americano dimostrò davvero tutta la sua impotenza contro un popolo piccolo ma determinato. I Seminole erano una popolazione meticcia, costituita cioè dalla mescolanza di indiani di tribù diverse che fuggivano davanti all’avanzata dei bianchi (Yamassee, Appalachee, Creek), e anche da negri fuggiti dalla schiavitù. Di lingua Muskogee, i

Osceola

Osceola

Seminole, che vivevano nelle paludi impenetrabili della Florida, erano agricoltori ma anche cacciatori e pescatori. Costituirono una delle Cinque Tribù Civilizzate.
Essi sostennero tra il 1816 e il 1860 ben tre guerre contro gli USA senza mai risultare sconfitti (ancora oggi i Seminole rivendicano, attraverso inestricabili percorsi giudiziari, la proprietà delle loro terre, non avendo mai sottoscritto nessun trattato di cessione). Intorno al 1830 il loro capo Osceola li guidò in una guerriglia implacabile per evitare il trasferimento forzato in Oklahoma. Le donne sgozzarono i loro figli per poter essere libere di combattere e per evitare che cadessero nelle mani dei soldati. Con l’arresto di Osceola nel 1838 una parte di questi fieri indiani continuò la guerriglia.
In questo periodo escono anche numerosi film “minori” che però rivestono una certa importanza, perché in fin dei conti è su questi film che sono cresciute generazioni di appassionati del genere. 1952: “The Savage” (“Il giuramento dei Sioux” con Charlton Heston, Susan Morrow, Peter Hansen, Joan Taylor, Ted De Corsia. Durata 95 min.) di George Marshall, dove un bianco allevato dai Sioux (Charlton Heston) e diviso tra le due razze si dà da fare per evitare la guerra.
“Bugles in the Afternoon” (“Squilli al tramonto” con Ray Milland, Helena Carter, Hugh Marlowe, durata 85 min.) di Roy Rowland del 1951, è un buon film di avventura. Da notare in particolare la sparatoria finale dove gli “eroi” affrontano, canticchiando una vecchia canzone irlandese, l’assalto dei Sioux.
“The Battle at Apache Pass” (Kociss, l’eroe indiano” con Jeff Chandler, Beverly Tyler, John Lund. Durata 85 min.) del 1952 di George Sherman è da dimenticare, soprattutto se confrontiamo il personaggio di Kociss interpretato da Jeff Chandler con lo stesso personaggio (e stesso attore) di “L’amante indiana”.
1953: Charles Marquis Warren gira “Arrowhead” (“La freccia insanguinata” con Jack Palance, Katy Jurado e Charlton Heston. Durata 105 min.) dove narra la storia del perfido indiano Toriano (Jack Palance) e dello scout Ed Bannon (Charlton Heston). Inevitabile il duello finale. Chi vincerà?

Taza, figlio maggiore di Cochise

Taza, figlio maggiore di Cochise

 

Naiche, figlio minore di Cochise

Naiche, figlio minore di Cochise

1954: “Taza, Son of Cochise” (“Il figlio di Kociss” con Rock Hudson nella parte di un improbabile Taza, Barbara Rush, Grege Palmer, Bart Roberts, Jeff Chandler che appare brevemente ancora una volta nei panni di Cochise. Durata 79 min.) di Douglas Sirk tratta delle divergenze tra i figli di Cochise al momento della sua morte. Taza (1842-1876), favorevole alla pace e Naiche (1856-1919) che invece vorrebbe combattere i bianchi. Vince lo “zio Tom” di turno.
Il film viene girato nell’Utah, utilizzando per le comparse autentici nativi.
Ancora 1954: “Drum Beat” (“Rullo di tamburi” con Alan Ladd, Audrey Dalton, Marisa Pavan, Robert Keith, Charles Bronson, Rodolfo Acosta, Elisha Cook jr. Durata 111 min.) fu diretto da quel Delmer Daves autore dell’ottimo “L’amante indiana”, ma con risultati del tutto diversi.
Qui l’argomento trattato è estremamente interessante: la rivolta dei Modoc guidati da Kintpuash, conosciuto dai bianchi come Capitan Jack, interpretato nel film da un ottimo Charles Bronson.
I Modoc erano poche centinaia di individui che avevano praticamente accettato di vivere come i bianchi, ma le loro fertili terre del nord della California facevano gola a molti, per cui furono mandati in una riserva insieme agli indiani Klamath, loro antichi nemici.
Questo fatto era per loro inaccettabile, per cui decisero di tornare sul loro territorio dando origine ad una rivolta pittoresca (1872-1873). asserragliatisi a Lava Beds (1873) i Modoc respinsero a lungo l’esercito americano. Alla resa Capitan Jack fu condannato a morte, impiccato, e il suo corpo esposto pubblicamente. Rimasero solo 153 Modoc, che furono trasferiti nell’Oklahoma.

Capitan Jack

Capitan Jack

Nel film la storia viene travisata, inserendo tra l’altro la solita divisione tra indiani buoni che vogliono la pace e indiani cattivi che non accettano di cedere le loro terre ai bianchi.
E del 1954 è anche “Cattle Queen of Montana” (“La regina del Far West” con Barbara Stanwyck, Ronald Reagan, Jack Elam, Gene Evans, lance Fuller. Durata 88 min.) di Allan Dwan. E’ un film penoso in cui Ronald Reagan (sì, proprio il futuro presidente degli USA) interpreta il ruolo di Colorado, l’indiano che ha studiato all’università e, guarda caso, crede alla civiltà dei bianchi. Quale attore migliore per questa parte! Meno male che ci sono dei bei paesaggi!
1955: in “White Feather” (“La vergine della valle” con Robert Wagner, Debra Paget, Jeffrey Hunter, John Lund. Durata 101 min.) di Robert D.Webb e in “The Indian Fighter” (“Il cacciatore di indiani” con Kirk Douglas, Walter Matthau, Elsa Martinelli, Elisha Cook, Lon Chaney jr. durata 88 min.) di André De Toth c’è sempre qualcuno che trama per far scoppiare la guerra tra bianchi e indiani (come se ce ne fosse stato bisogno). Ma naturalmente i loro tentativi sono destinati a fallire!
“Chief Crazy Horse” (“Furia indiana” con Victor Mature, Suzan Ball, John Lund, durata 86 min.) di George Shermun, vorrebbe cimentarsi con la figura di “Cavallo Pazzo”. Per fortuna si tratta di un caso di omonimia.