Aperitivi in musica

1 Ott, 2018

aperitivi in musica

Mercoledì 3 ottobre dalle 18 alle 20 presso AGORA’ organizziamo la prima di cinque serate di “Aperitivi in musica” dedicate a musicisti e cantanti del ’68 e dintorni.

Iniziamo con una serata dedicata a ALFREDO BANDELLI, operaio comunista autore di canzoni scandite nei cortei e nelle feste alternative degli anni ’70, come “La ballata della FIAT”, “La caccia alle streghe” “Lotta di lunga durata” e altre ancora…

A ricordarlo con noi sarà presente la figlia EVELIN, cantautrice pisana che proporrà alcuni brani del padre e altri scritti da lei per il suo spettacolo “La memoria e il sogno”.

Diffondete e partecipate. Ci sarà da bere e da mangiare…..

bandebarb

Mi piacerebbe poter scrivere una biografia completa di Alfredo Bandelli, che sicuramente lui, comunque, non avrebbe amato per niente. Un uomo, un operaio e un combattente con la chitarra: forse sarebbero le uniche cose che gli piacerebbero. Perché questo fu, e nient’altro.
Nato nel 1945 nella Pisa disastrata dalla guerra, era di famiglia proletaria e comunista. Dichiarò una volta di “aver sempre sentito cantare ogni sorta di canzone, in casa, da quelle partigiane alle canzonette, e di esservi cresciuto”.
Dapprima carrellista alla stazione ferroviaria di Pisa centrale, fu costretto poi a emigrare come operaio in Germania e in Svizzera; tornato in Italia, fu assunto alla Piaggio di Pontedera dalla quale fu licenziato in tronco per essersi presentato una mattina con una sveglia al collo per protestare ironicamente contro gli orari di lavoro massacranti.
Andò a lavorare a Torino, alla Fiat, nello stabilimento di Mirafiori. Nel contempo aveva cominciato soltanto a scrivere dei testi di canzoni, perché non sapeva neanche fare gli accordi su una chitarra. Testi che furono musicati dal “Canzoniere Pisano” di Pino Masi, Piero Nissim e Giovanna Lantery e che divennero ben presto delle “colonne sonore” dei primi sommovimenti del ’68 e del ’69 in Italia. Si tratta de “La ballata della Fiat”, di “Partono gli emigranti”, de “La violenza” (nota anche come “La caccia alle streghe”), “Delle vostre galere un giorno”, canzoni che Bandelli cominciò a cantare da solo quando ebbe appreso i primi rudimenti della chitarra e che furono poi raccolte nel suo unico album pubblicato dai “Dischi del sole”, “Fabbrica galera piazza”.
“Da quando son partito militare” è una canzone antimilitarista che si inserì particolarmente nel movimento dei cosiddetti “Proletari in divisa” (secondo la definizione di Lotta Continua) attivi nei primi anni ’70.

Alfredo Bandelli è morto a Pisa nel 1994 per un male incurabile.

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Alfredo Bandelli, pisano (1945-1994) è stato uno dei cantanti più rappresentativi del Sessantotto. Carrellista alla stazione di Pisa fu poi manovale in una fabbrica tedesca, operaio alla Piaggio di Pontedera dal 1972 al 1979, poi infermiere ausiliario all’ospedale di Pisa. Iscritto dapprima alla Fgci, fu militante combattivo del Potere operaio pisano poi confluito in Lotta continua. Cominciò a fare canzoni negli anni caldi del 1968 e divenne uno dei principali esponenti del Canzoniere pisano. Le sue canzoni, per lo più legate alle proprie esperienze di vita, il servizio militare, la milltanza politica, la prigione, l’emigrazione in Germania circolarono anonime. Bandelli d’altra parte in quell’epoca sapeva a malapena fare gli accordi per i suoi brani che furono altri a interpretare e a far conoscere, soprattutto Pino Masi. Grazie a Masi “La violenza (La caccia alle streghe)” divenne un vero inno, colonna sonora insieme a “Contessa” di Pietrangeli delle lotte di massa sessantottine. Bandelli in seguito imparò a suonare la chitarra e nel 1974 incise “Fabbrica, galera, piazza” per i Dischi del Sole, che rimarrà l’unico suo disco. Ha detto di sè: “Il linguaggio che uso non so bene da cosa ha preso, sono troppo ignorante per saperlo, certo è che l’unica musica che mi piace sono le canzoni popolari, fin da quando ero bambino e mio padre per anni mi cantava le canzoni partigiane: era l’unica forma di divertimento; fino a sedici anni non ho avuto né radio né televisione e le scuole elementari le ho fatte quasi tutte in un collegio per poveri. Ricordo quando mio padre raccoglieva cicche e stracci e passavo lunghe giornate con lui in giro: mi raccontava fatti bellissimi che gli erano successi da partigiano, mi raccontava di un mondo diverso dove i poveri erano eroi e sparavano per cacciare i fascisti e i padroni. Ebbene io a quei racconti mi ci aggrappavo come a un’ancora dl salvezza. Ecco la mia matrice culturale”.

(da: http://digilander.libero.it/gianni61dgl/alfredobandelli.htm)

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