Bolkestein: l’ultimo assalto

30 Gen, 2019
Categoria:

News, Politica-Economia

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Bolkestein: l’ultimo assalto

di Ado Zanchetta

 

Leggo sul web una notizia che rischia di passare inosservata malgrado la sua gravità, e che mi conferma nella sensazione che siamo come la famosa rana che, se l’aumento della temperatura dell’acqua nella pentola in cui è stata immessa cresce lentamente, il suo organismo si adegua ma alla fine si ritrova bollita senza accorgersene.

Per motivi di tempo non traduco interamente l’articolo, che può essere letto in spagnolo andando sul sito di CADTM ma ne riporto il contenuto essenziale così sintetizzabile:

«Una nuova direttiva europea pretende che la Commissione Europea abbia l’ultima parola nelle decisioni delle amministrazioni locali in temi come la fornitura dell’acqua, l’elettricità o la gestione delle fogne». […]

«Nel suo cammino verso un mercato unico, con regole uniche, l’Unione Europea (UE) sta negoziando l’estensione della Direttiva sui Servizi, nota come Direttiva Bolkestein, ai parlamenti regionali e alle amministrazioni locali di tutti gli Stati membri.

Questa direttiva, che prende il suo nome da Frits Bolkestein, commissario europeo per il mercato interno durante la presidenza di Romano Prodi e grande difensore della sua applicazione nella decade del 2000, fu approvata nel dicembre 2006 ed entrò in vigore alla fine del 2009 fra forti polemiche e opposizione di gruppi di sinistra e Verdi per la sua “deriva neoliberista”.

Con l’intenzione di liberalizzare il mercato dei servizi nell’UE, questa direttiva pretende che non si pongano limiti o clausole che possano favorire certe imprese nel momento di contrattare servizi da parte degli Stati membri. Ma l’estensione di questa direttiva nasconde anche un passaggio necessario e polemico: se un’impresa o uno Stato denuncia che un altro non sta rispettando le sue norme, il conflitto viene portato davanti alla Commissione Europea (CE), che impiega vari mesi per prendere una decisione.

Oggi la CE chiede di trasferire questi obblighi agli organismi regionali e alle autorità locali. […]

Se la direttiva venisse approvata, i consigli regionali o comunali sarebbero subordinati alle decisioni della CE nel momenti di approvare o rifiutare nuove leggi, così come altre misure contenute nella direttiva la quale affronta temi così ampi come leggi di bonifica o di urbanizzazione, misure di assegnazione di case, fornitura di energia, acqua o gestione di rifiuti. […]

Procedure di Notifica

La Procedura di Notifica, come viene definito il processo di soluzione mediante la CE, obbligherebbe i governi regionali o le autorità locali a informare e sollecitare l’approvazione da parte della CE di qualunque nuova misura regolamentare che riguardi i servizi, tre mesi prima di rendere effettiva detta misura. L’istituzione presieduta da Junker avrebbe l’ultima parola per valutare se le misure violano o meno la Direttiva Bolkestein. Nel caso che vi sia qualche aspetto che la violi, emetterà una “allerta” in cui la CE indicherà cosa è necessario cambiare per essere approvata. Se i suggerimenti della CE, che possono andare dal rigetto completo fino a modifiche minori, non vengono tenute in considerazione, e l’istituzione regionale o locale procede all’adozione della misura, la Commissione potrà richiedere allo Stato membro la sua deroga. […]
Questa nuova estensione del processo di risoluzione dei conflitti della Direttiva dei Servizi offre la possibilità che gli “interessati”, imprese coinvolte o lobby, possano obiettare circa le misure notificate dalle autorità pubbliche, aumentando così il potere di lobbyng corporativo sulla presa di decisioni democratiche nei parlamenti, assemblee regionali e comunali in tutta Europa. […]».

Come osservazione personale aggiungo che questa Direttiva:- viola il principio di sussidiarietà affermato nella legislazione europea

– aumenta gli iter burocratici e il potere dei funzionari europei.

Occorre anche ricordare come il numero di lobbysti che stazionano a Bruxelles per azioni di pressione sui parlamentari e sui funzionari europei si aggira su 25.000 persone dedite a tempo pieno a questa azione (ALTRECONOMIA).

Non ultimo, è bene ricordare che oltre alle forme di corruzione abituale (bustarelle), ne esista un’altra nell’ambito dei funzionari di alto livello dell’UE, nota col nome di “porta girevole”: la loro assunzione ben retribuita da parte di grandi imprese operanti in settori la cui legislazione europea è stata elaborata nei loro dipartimenti. Come si sa questo è accaduto addirittura anche a livello di ex-Presidenti della Commissione Europea, come nel caso clamoroso ma presto dimenticato del portoghese Josè Barroso passato, dopo l’incarico europeo, all’alto funzionariato della banca Goldman Sachs.

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