Caracas, prove di dialogo della UNASUR

9 Apr, 2014
Categoria:

Internazionale

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Caracas, prove di dialogo della Unasur

Venezuela. Una delegazione dell’organismo regionale torna nel paese per favorire il dialogo tra il governo di Nicolas Maduro e l’opposizione

Geraldina Colotti

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Prove di dia­logo in Vene­zuela sotto l’egida di Una­sur. La dele­ga­zione del blocco regio­nale è tor­nata per la seconda volta a Cara­cas e ha incon­trato rap­pre­sen­tanti del governo e dell’opposizione. Per la Mesa de la uni­dad demo­cra­tica (Mud) erano pre­senti espo­nenti di 10 partiti.
Con­tra­rie le com­po­nenti più oltran­zi­ste come quella di Maria Corina Machado, che da quasi un mese gui­dano le pro­te­ste vio­lente e chie­dono la rinun­cia del pre­si­dente Nico­las Maduro. Assenti i gruppi di estrema destra come Javu (gemel­lati con la bal­ca­nica Otpor, oggi Can­vas), e anche quella fran­gia di Ban­dera Roja che non ha scelto il cha­vi­smo ma l’alleanza con il campo oppo­sto nono­stante la loro ori­gine marxista-leninista.
La Mud dia­lo­gante (obtorto collo) ha però det­tato con­di­zioni: entrata di un terzo media­tore (il Vati­cano), amni­stia per gli arre­stati del suo campo (vec­chi e nuovi) e ritorno degli “esuli” (ex gol­pi­sti e ban­chieri frau­do­lenti rifu­giati a Miami), disarmo dei col­let­tivi di auto­di­fesa (ma non dei para­mi­li­tari di estrema destra). Maduro ha accet­tato la pre­senza del Vati­cano, ma subito è entrata in campo la Con­fe­renza epi­sco­pale vene­zue­lana (ultra­con­ser­va­trice e parte in causa nel colpo di stato con­tro Hugo Cha­vez, l’11 aprile del 2002).

Il cardinale Pietro Parolin, mediatore vaticano

Il cardinale Pietro Parolin, mediatore vaticano

Intanto, con­ti­nua lo scon­tro di piazza e quello sim­bo­lico, messo in scena dai media e dalla rete. Alcuni scatti mostrano un incap­puc­ciato che tira sulla poli­zia con un fucile d’assalto. Un’altra foto­gra­fia segue la corsa di una tor­cia umana, un poli­ziotto rag­giunto da una molo­tov. Sono dell’Agenzia France press. L’altra fac­cia del “bacio e la pie­tra”, dif­fuso da Reu­ters a sim­bolo delle pro­te­ste stu­den­te­sche con­tro “la dit­ta­tura”. Ma subito altre imma­gini, all’occorrenza ama­to­riali, spo­stano di nuovo l’attenzione. Com­pare un gruppo masche­rato che denuda e umi­lia uno stu­dente. La ret­tora (di destra) s’indigna. E Twit­ter apre un rubi­netto di corpi, tutti nudi per soste­nere la cam­pa­gna di opposizione.
L’altro ieri, i media pri­vati hanno tuo­nato con­tro “i col­let­tivi”, appa­ren­te­mente sca­te­nati con­tro un gio­vane mani­fe­stante. Qual­che ora dopo, rag­giunto sull’ambulanza da un gior­na­li­sta, il mal­ca­pi­tato ha dichia­rato di essere uno stu­dente cha­vi­sta, aggre­dito dal campo avverso che voleva dar­gli fuoco, sal­vato dall’intervento dei pompieri.
Media e social net­work entrano a gamba tesa nel con­flitto, a seconda del colore di chi li orienta. E il colore dell’informazione, nel Bel­paese, non offre sul tema molte sfu­ma­ture. A rimor­chio, anche la “coscienza cri­tica” della sini­stra. La scelta di campo è chiara, la nar­ra­zione segue il corso inau­gu­rato con le guerre bal­ca­ni­che “uma­ni­ta­rie”, ne ripete lo schema mani­cheo che rei­tera lo stesso mes­sag­gio: lasciate mano­vrare i padroni delle fer­riere, que­sto è il migliore dei mondi pos­si­bili, altri esempi sono desti­nati al fal­li­mento e all’oppressione.
Diciotto ele­zioni vinte con livelli di par­te­ci­pa­zione inim­ma­gi­na­bili in altri paesi? L’innegabile benes­sere rag­giunto dagli strati popo­lari? Tutto sof­fo­cato dal fumo delle bar­ri­cate e dalla rivolta dei gio­vani ric­chi grif­fati, por­ta­tori di un modello di con­sumo abba­ci­nante ma pre­cluso alla stra­grande mag­gio­ranza della popo­la­zione mon­diale. Un modello inso­ste­ni­bile. Eppure, secondo l’incontrovertibile parere di Moi­ses Naim – ex mini­stro social­de­mo­cra­tico ai tempi della rivolta del Cara­cazo con­tro le misure neo­li­be­ri­ste del suo governo, non­ché diret­tore ese­cu­tivo della Banca mon­diale e oggi edi­to­ria­li­sta di El Pais — a essere inso­ste­ni­bile è la par­ziale rimessa in que­stione dei rap­porti di pro­prietà attuata dal socia­li­smo bolivariano.
Il quo­ti­diano madri­leno ha anche pub­bli­cato l’affermazione del mini­stro degli Esteri spa­gnolo, José Gar­cia Mar­gallo, secondo il quale la Spa­gna avrebbe sospeso la ven­dita di mate­riale anti­som­mossa al Vene­zuela, per­ché viola i diritti umani. Noti­zia ripresa anche dal mani­fe­sto, ma smen­tita “cate­go­ri­ca­mente” da Cara­cas: «Mar­gallo — dice il comu­ni­cato di Mira­flo­res – non ha l’autorità morale per dare con­si­gli su vio­lenza e dia­logo, quando il mondo è stato testi­mone di come il suo governo abbia rispo­sto al popolo spa­gnolo che pro­te­stava con­tro le poli­ti­che di esclu­sione e di nega­zio­ne ­dei

Irmaos Richard e Chamel Akl, contractors e terroristi

Irmaos Richard e Chamel Akl, contractors e terroristi

diritti umani».
Sulle colonne di Vene­zuela al Dia (pro­dotto a Miami), tut­ta­via anche Naim si dice pre­oc­cu­pato dalla vio­lenza che sta sfug­gendo di mano alle destre, e cerca di smar­carsi. I fra­telli Richard e Cha­mel Akl, arre­stati con armi ed esplo­sivo in un fur­gone blin­dato nell’est di Cara­cas, sono con­trac­tor, diri­gono la filiale vene­zue­lana della Risk Incor­po­ra­ted. Un’impresa di ex mili­tari in pen­sione, che in Mes­sico adde­strava i poli­ziotti a torturare.
«Dob­biamo aspet­tarci una fase di vio­lenza selet­tiva e ter­ro­ri­smo», ha detto il mini­stro Miguel Rodri­guez Tor­res. Il copione è anti­ci­pato nei docu­menti del Frente de resi­sten­cia veci­nal Mara­bunta, visi­bili anche su Youtube.

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