Cina e India, pianeti polmoni

27 Feb, 2019
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Cina e India, pianeti polmoni

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La Cina e l’India sono i leader mondiali nel rimboschimento. Questa la conclusione a cui sono giunti i ricercatori della NASA. Stando alle immagini scattate dallo spazio, nel mondo in 17 anni sono comparsi 518 milioni di ettari di nuove aree boschive, una superficie pari a quella della foresta amazzonica.

Un quarto di tutte queste nuove aree si trova in Cina.

Di recente sulla rivista cinese di partito Qushi è stato pubblicato un articolo del presidente Xi Jinping “Promuovere la cultura ecologica cinese”. Nell’articolo Xi Jinping sostiene che in generale nel Paese si è osservata la tendenza al miglioramento della situazione ambientale. Tuttavia, come osserva il leader cinese, creare una cultura ambientale è un po’ come remare contro corrente. Basta adagiarsi un attimo e la barca viene spinta indietro. “Se non ci impegniamo ora per risolvere le problematiche ambientali, in futuro sarà ancor più difficile risolvere, il prezzo da pagare sarà più alto e le conseguenze più gravi”, avverte Xi Jinping.
Il potere esecutivo segue le direttive del leader del Paese. Infatti, la Direzione statale cinese per la tutela dei boschi ha annunciato di aver già speso circa 80 miliardi di dollari in 5 anni per attività di rimboschimento. Nel 2018 sono stati creati 6,6 milioni di ettari di nuove aree boschive. Entro il 2020 le aree boschive copriranno il 23% del Paese ed entro il 2035 questo dato, secondo la Direzione statale cinese per la tutela dei boschi, raggiungerà il 26%. Principalmente il rimboschimento si pratica nelle regioni settentrionali: lo Hebei, la Mongolia Interna, l’Altopiano del Tibet.
I ricercatori della NASA hanno confermato le attività dichiarate dai cinesi. Sono giunti alla conclusione che, mentre l’India ha aumentato la superficie delle aree verdi sviluppando principalmente l’agricoltura, la Cina ha raggiunto questi successi piantando alberi. L’approccio al rimboschimento è molto diverso nei due Paesi. La Cina già da diversi anni lotta contro il problema della desertificazione, come afferma Zheng Tingying, esperto del Centro di riforma e sviluppo della China International Trust Investment Corporation, in un’intervista rilasciata a Sputnik.

“Il fatto che Cina e India abbiano incrementato le loro superfici verdi è chiaramente una buona notizia. Ma in Cina la situazione è migliore. Da noi il 42% di queste superfici è stato creato con il rimboschimento e il 32% con attività agricole. In India, invece, l’82% con attività agricole. Dunque l’attività di piantagione lì non è molto sviluppata. Molte zone desertiche in India tramite il drenaggio delle acque reflue vengono trasformate in superfici arabili su cui poi è possibile coltivare. Quest’approccio ha i suoi pro e contro. Da un lato, aumenta la produzione di prodotti agricoli e viene risolto il problema della sicurezza alimentare. Ma dall’altro, questo presuppone un grande spreco di acque sotterranee, il che non permette uno sviluppo sostenibile dell’agricoltura a lungo termine.

In Cina già negli anni ’70 è stato avviato un programma di rimboschimento artificiale per la piantagione di alberi. Per questo progetto sono stati mobilizzati funzionari, soldati delle Forze armate cinesi e studenti. Questo ha posto una base solida per lo sviluppo della coscienza ambientale nazionale. Nella lotta contro la desertificazione abbiamo raggiunto traguardi importanti. La silvicoltura ha davvero migliorato la qualità dell’aria. Dopo aver implementato il Progetto per una fascia boschiva di protezione in tre regioni settentrionali (nord-ovest, nord e nord-est) le tempeste di sabbia a Pechino si sono fatte molte più sporadiche. Con l’aumentare delle superfici verdi che hanno assorbito più sostanze inquinanti, è migliorata anche la qualità dell’aria.

Le ragioni principali dell’inquinamento atmosferico in Cina e in India (due grandi Paesi in via di sviluppo) sono l’industrializzazione e l’urbanizzazione rapide. Lo stile di vita nei due Paesi è migliorato, ma queste persone necessitano di molte risorse ed energia (ad esempio, è aumentato il fabbisogno di automobili e di elettrodomestici). Dunque, le emissioni di sostanze nocive sono aumentate.

Se il livello di qualità dell’aria in Cina rimarrà come prima e le aree verdi cresceranno significativamente, questo migliorerà decisamente la qualità dell’aria in Cina. Tuttavia, la situazione attuale è tale che le emissioni annuali di sostanze inquinanti in India e Cina aumentano e l’espansione delle aree verdi è insufficiente per bilanciare gli effetti causati dall’aumento delle emissioni”.

Tuttavia, nonostante tutti gli sforzi fatti per combattere l’inquinamento nelle regioni della Cina settentrionale, la situazione ambientale in quelle zone continua ad essere difficile. Infatti, a gennaio nelle 39 regioni settentrionali del Paese il livello di inquinamento atmosferico è aumentato del 16% rispetto ai valori dell’anno precedente. La quantità di microparticelle PM 2.5 in media era di 114 microgrammi/m3. Ma secondo le direttive dell’OMS il valore consigliato dovrebbe essere di 10 microgrammi/m3. L’esperto ammette che alcune autorità locali hanno voluto aumentare il PIL ad ogni costo. Per questo, non sempre si è riusciti a rispettare i parametri ambientali.

“In alcune regioni l’industria si è sviluppata in maniera caotica e ha creato problemi ambientali. Alcuni funzionari locali si sono fatti guidare dal desiderio di aumentare il PIL ad ogni costo senza considerare gli elevati livelli di emissioni. L’unico interesse era aumentare la produzione. Negli ultimi anni il livello di emissioni nocive in settori come quelli dell’acciaio, del cemento, del vetro e dell’alluminio è stato elevato. Chiaramente negli ultimi anni la Cina sta tutelando l’ambiente in vari modi. Ad esempio, costruendo zone industriali lontano da quelle residenziali, gestendo le sostanze inquinanti nelle zone industriali per averne un maggiore controllo, introducendo apparecchiature per bonificare i gas di scappamento e le acque di scarico, rafforzando il controllo sulle imprese, risanando le industrie ormai obsolete. Grazie a questi provvedimenti la qualità dell’aria in molte città è sensibilmente migliorata. A riprova di questo vi è stato un incremento dei giorni di sole a Pechino”.

Per il rimboschimento la Cina impiega anche le nuove tecnologie. L’applicazione “verde” Ant Forest della Ant Financial stimola le persone a minimizzare la propria impronta ambientale. L’applicazione propone all’utente comportamenti ecologicamente neutri: ad esempio, pagare le bollette online o andare al lavoro a piedi. Per le varie attività vengono dati dei punti verdi. Una volta accumulati, la società pianta un albero vero. Gli alberi di Ant Forest hanno permesso di rimboschire le regioni desertiche della Mongolia Interna e della provincia Gansu. Il progetto sta avendo molto successo. Sono già stati piantati 55 milioni di alberi. Con l’aiuto di questa applicazione, secondo la società, le emissioni di CO2 nell’atmosfera sono state ridotte almeno di 5.000 tonnellate al giorno. Questo equivale più o meno a togliere dalla strada decine di migliaia di automobili.

 

 

Da sputnik

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