Cuba e l’Expo, la ricetta indipendente

22 Apr, 2015
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Cuba e l’Expo, la ricetta indipendente

 Anche l’isola caraibica fra gli stand della grande esposizione milanese, per parlare anche di agricoltura e di energie rinnovabili

 

Nel bagaglio del turista che torna da Cuba, due souvenir sono immancabili. Una scatola di sigari e una bottiglia di rum. Tabacco e canna da zucchero, guardando alle materie prime. Difficile che, nel suddetto bagaglio, trovino posto una confezione di cacao o di caffè, pur se rappresentano colture nazionali importanti. La canna da zucchero identifica l’isola anche politicamente, quando il pensiero va alla Campagna della zafra, il taglio della canna, lanciata nel 1970 da Fidel e fallita prima di arrivare alla «fase 10», quella conclusiva. L’agricoltura cubana dà lavoro a un quinto della popolazione e occupa il 40% del territorio, partecipando, però, solo con il 5% alla ricchezza nazionale.
L’obbiettivo del governo, arrivare all’autosufficienza alimentare, a fronte di queste cifre pare un miraggio. Ma la proverbiale ostinazione cubana ha fatto sì che, negli ultimi anni, i cambiamenti inizino ad essere visibili e concreti. Ad esempio puntando molto sul settore cerealicolo, e rivolgendosi alla ricerca scientifica per sfruttare e incentivare al meglio le produzioni storiche senza compromettere la salute dell’ambiente naturale.
Il racconto che Cuba farà di se all’Expo di Milano porta un titolo che non dà spazio ad altre interpretazioni «Sulla strada per l’indipendenza alimentare». Due i capitoli trattati. Il primo riguarda le influenze etniche e culturali, base di una cucina nella quale si miscelano da secoli ricette e sapori iberici, haitiani, africani, europei, creoli. Il secondo fissa la propria attenzione sulle materie prime e, canna da zucchero a parte, particolarmente sul cacao, che da sempre ha nel territorio di Baracoa la sua mecca. Qui è in attività, fra le tante sparse sull’isola e dedicate allo studio dei prodotti agricoli, una Stazione di ricerca per la produzione di ibridi resistenti alle epidemie. Prima di approfondire, vale citare un articolo dal sito di Energie Rinnovabili, nel quale si afferma che «A Cuba, l’ 86% dell’energia da fonte rinnovabile viene prodotta grazie alla biomassa della canna da zucchero».renewable-vs-non-renewable-energy-sources
Energie Rinnovabili sottolinea poi che si tratta di una via sulla quale il Grupo Azucarero Azcuba intende camminare a grandi passi, aumentando la quota di energia senza emettere inquinanti.
Il fronte del cacao, con il Centro de Propagación del Cacao e la Estación de Investigaciones in prima linea, ha tra i suoi obiettivi l’introduzione di positive modifiche che riguarderanno il 60% dei 3600 ettari dedicati al cacao. Lo farà mettendo a dimora, entro il 2020, varietà più produttive e, come si diceva, più resistenti a malattie ed epidemie. La possibilità che tali varietà attecchiscano ammonta al 98%. Di notevole importanza scientifica, di nuovo sul fronte del cacao, è la Estación de Ciencia y Técnica Agroforestal Tercer Frente, nella Sierra Maestra, che opera con la Estación Experimental Agroforestal.
La loro ricerca è allargata al settore della frutta e delle sementi per ortaggi, fino alla realizzazione dell’ECOMIC, un biofertilizzante. Nota a margine: il disgelo tra Stati uniti e Cuba ha suscitato l’entusiasmo, ad esempio, del vicepresidente esecutivo del consiglio Agricoltura dell’Arkansas, del presidente dell’American Farm Bureau, del direttore per gli affari governativi globali di Caterpillar. Quest’ultimo ha affermato in un’intervista «Cuba ha bisogno di qualsiasi cosa venga prodotta negli Stati uniti». Ma non ad ogni costo, viene da aggiungere. La battaglia per l’indipendenza alimentare è solo quella affrontata più di recente dal governo nell’ultimo mezzo secolo, in nome della propria libertà politica ed economica.

Luciano Del Sette

Il manifesto 22 aprile 2015

 

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