Europa dei popoli o Europa delle banche? – 4 – Riccardo Petrella

22 Nov, 2013
Categoria:

Politica-Economia

petrellaE’ importante porre semi di cambiamento e non accettare la camicia di forza all’interno della quale ci vogliono collocare i dominanti.

a cura di Enzo Rossi

Nasconde bene la sua rabbia dietro un sorriso contagioso Riccardo Petrella. Ma lo sdegno c’è ed è forte. Emerge da certe frasi lapidarie che ti colpiscono come un pugno allo stomaco. E’ serissimo infatti quando sostiene che “l’attuale fase storica è caratterizzata da un furto strutturale della vita”. O quando definisce “furfanti e non brava gente” gli undici dirigenti di banca che hanno modificato il Libor, il tasso di interesse interbancario, che ha consentito loro di “rubare” tra il 2005 e il 2009 circa 30 mila miliardi di dollari. E allora che fare? Bisogna operare, dice Petrella, con la consapevolezza che “non c’è un manuale della speranza”, né esistono ricette precostituite. Occorre muoversi in spazi temporali e fisici diversi: tempi lunghi e tempi corti, globale e locale, sapendo che i grandi mutamenti arrivano raramente. L’importante allora è porre semi di cambiamento e non accettare la camicia di forza all’interno della quale ci vogliono collocare i dominanti con la scusa ricorrente che non esistono alternative. Non c’è alternativa alla guerra, a una economia che arricchisce una classe di privilegiati e impoverisce tutti gli altri, alla finanza speculativa, alla scomparsa progressiva dello stato sociale e così via. Questo è il ritornello che ci sentiamo ripetere ogni giorno: da Monti a Barroso fino all’ultimo Obama che minaccia di ricorrere alla guerra, “la carta che utilizzano i dominanti quando non sanno più come risolvere i problemi che loro stessi hanno creato”. Le alternative invece ci sono, dice il professore di Lovanio, basta cercarle con convinzione come fanno i profeti, che non prevedono ma aprono strade. E ciascuno di noi può diventare un profeta.
Riccardo Petrella la sua profezia la sta realizzando con l’iniziativa “Dichiariamo illegale la povertà!” della quale l’altrapagina ha già parlato nel numero di gennaio di quest’anno. E che il professore ci ha riproposto con una grande ricchezza di particolari, tanto da indurre l’ex senatore tifernate Venanzio Nocchi a definire la relazione “semi di socialismo del XXI secolo”. Petrella ha intitolato il suo intervento “la passione di futuro” per cambiare il presente. Un intervento che ha analizzato innanzitutto le cause dell’impoverimento che sono alla base del grande furto di umanità  e di futuro. Un furto compiuto dai grandi gruppi dominanti i quali si sono appropriati di poteri decisionali sull’uso di risorse fondamentali. basta pensare a Monsanto, che è diventata proprietaria dell’ottanta per cento dei brevetti o di Google o Microsoft che detengono il monopolio in settori strategici. Il 20 agosto scorso, ha poi aggiunto il professore di Lovanio, la terra ha esaurito le risorse rinnovabili che aveva a disposizione per il 2013 (overshoot day) e da quel giorno stiamo consumando risorse che non potranno più essere riprodotte.
Intanto sul versante sociale l’ineguaglianza è divenuta il paradigma indiscusso e fondamentale del modo di concepire i rapporti tra i cittadini. La tendenza ha cominciato a invertirsi negli anni ’70 e oggi abbiamo raggiunto livelli di disparità incredibili. Nel 1951 lo stipendio di Valletta, il direttore Fiat di allora, era 50 volte superiore a quello di un suo operaio. Attualmente Marchionne percepisce uno compenso che supera di 359 volte quello di un operaio Fiat. Insomma, continua Petrella, stiamo tradendo i principi fondamentali della Costituzione in nome della meritocrazia, della mercificazione, della monetizzazione della vita. E del fatto che non si può fare altrimenti, che non ci sono alternative. E’ questa la mega bugia su cui si regge l’impalcatura che produce impoverimento. Le fabbriche dell’impoverimento, dice il professore di Lovanio, vanno smascherate perchè nessuno nesce povero, poveri invece si diventa.
I processi di liberazione della società dall’impoverimento comprendono due fasi: prima di tutto occorre individuare e decostruire leggi e provvedimenti che sono alla base della precarietà e che favoriscono la mercificazione della vita. E tra questi Petrella individua le leggi che considerano la spesa sociale e la sicurezza un lusso, quelle che privilegiano una educazione che seleziona solo i migliori e butta a mare tutti gli altri, quelle che favoriscono le agenzie di caporalato, quelle che considerano il lavoro alla stregua di una merce qualsiasi. E’ per questo che è necessario dissociare il reddito dal lavoro, mettere fuori legge la proprietà privata intellettuale sul vivente e considerare quello della salute un diritto inalienabile di tutti gli esseri viventi. La seconda fase individua invece le azioni che favoriscono la sicurezza del vivere insieme: dal diritto all’acqua come bene comune, alla salvaguardia del territorio, alla trasformazione delle città in luoghi sociali che favoriscano il vivere insieme, alla tresformazione dell’Europa attraverso un nuovo patto fiscale, monetario e sociale dell’Unione. Occorre poi togliere il finanziamento dei servizi pubblici al privato, disarmare il militare, e considerare l’umanità come un soggetto giuridico e politico. Per raggiungere quest’ultimo obiettivo i promotori dell’iniziativa “Dichiariamo illegale la povertà!” aspetteranno il 2018. E in occasione del 70° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo chiederanno all’Assemblea generale dell’ONU di approvare una risoluzione che dichiari “l’illegalità di quelle leggi, istituzioni e pratiche sociali collettive che sono all’origine e alimentano la povertà nel mondo”. Sono semi di futuro, dice il professore di Lovanio, che fruttificheranno magari tra 30 o 40 anni.
Riccardo Petrella chiude la sua relazione elencando le proposte di azioni per la cittadinanza, la giustizia e la democrazia. Prima di tutto, dice, è necessario mettere fuori legge la finanza predatrice. E lo si può fare vietando alle banche di versare ai dirigenti compensi stratosferici, ma anche impedendo loro di emettere prodotti speculativi sui titoli di stato e tassando i profitti derivanti da attività finanziarie.114403742
E’ necessario inoltre mettere al bando i paradisi fiscali (“quando usate i telefonini – si arrabbia – non dimenticate che Vodafone ha la sua sede alle Caiman”), impedire alle agenzie di rating di influenzare le attività degli stati e separare le banche di deposito da quelle di credito. Occorre inoltre dare forza all’economia dei beni comuni e costruire la comunità dei cittadini. Come? Creando il Consiglio Nazionale dei beni comuni che potrebbe sostituire il CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia del Lavoro) che è ormai diventato una scatola vuota. E’ necessario inoltre chiudere i CIE (Centri di identificazione e di espulsione) in tutta Europa e cancellare dal vocabolario la parola clandestino: nessuno è clandestino nel pianeta. Per questo, dice Riccardo Petrella, abbiamo pensato di creare il passaporto di cittadinanza universale. Per il momento questo singolare passaporto è riconosciuto solo dall’Ecuador. Ma non si scoraggia il nostro relatore, “si comincia da uno” dice.

 

da l’altrapagina di ottobre 2013