Il Servizio civile esteso all’Europa, un’opportunità per i giovani

7 Feb, 2014
Categoria:

Associazionismo

Licio Palazzini *

Licio Palazzini

Licio Palazzini

 

l Ser­vi­zio Civile Nazio­nale (Scn), su base volon­ta­ria per cit­ta­dini ita­liani di entrambi i sessi fra i 18 e i 28 anni, nato come svi­luppo di quello degli obiet­tori di coscienza al ser­vi­zio mili­tare, e isti­tuito con legge sta­tale nel 2001 è nei fatti la prin­ci­pale azione pub­blica rivolta ai gio­vani dopo la scuola dell’obbligo. C’è un per­corso comune fra l’espulsione dei gio­vani dal mer­cato del lavoro e dalla vita sociale attiva e la dra­stica ridu­zione del ser­vi­zio civile nazio­nale, pre­ci­pi­tato dai 45.000 posti del 2007 ai 15.000 del 2014, dopo un anno di stop totale. È impor­tante stu­diarlo per­ché ha le infra­strut­ture orga­niz­za­tive per acco­gliere oltre 100 mila per­sone e quindi un suo inse­ri­mento in prov­ve­di­menti gene­rali di inclu­sione dei gio­vani sarebbe da que­sto punto di vista pos­si­bile nell’arco di pochi mesi. Ed è impor­tante avere que­sto oriz­zonte per­ché dal 2001 al 2012 sono stati messi a bando 340.000 posti e circa 300.000 sono stati i gio­vani che hanno svolto il ser­vi­zio. Ma nel solo periodo 2007–2011 a fronte di quasi 156.000 posti messi a bando sono state 432.000 le domande pre­sen­tate, distri­buite su tutte le Regioni italiane.
Il pro­filo dell’istruzione for­male dei gio­vani coin­volti è supe­riore alla media e que­sto da una parte è una risorsa ma, nel momento in cui si finan­ziano solo 15 mila posti all’anno, si fa assu­mere al Scn un carat­tere eli­ta­rio inac­cet­ta­bile. Per que­sto pro­po­niamo un Scn per tutti coloro che chie­dono di farlo. Erano 85.000 nel 2011. Così come dalle ricer­che esi­stenti emerge che per i gio­vani che lo svol­gono è un modo per ridurre il diva­rio fra sapere for­male e espe­rienza come è un modo per testare le pro­prie capa­cità in campi sco­no­sciuti, così come è vivono la gestione auto­noma dell’assegno men­sile, del rispetto degli orari, del lavoro in gruppo e della reat­ti­vità alle dif­fi­coltà o oppor­tu­nità nella rea­liz­za­zione delle atti­vità di un progetto.
asc_nazionale-300x183 Sono fat­tori che, se inse­riti in un piano per il lavoro, pos­sono innal­zare il grado di com­pe­ti­ti­vità, anche in ambito euro­peo, della nostra forza lavoro. Inol­tre le moda­lità con­crete di par­te­ci­pa­zione al Scn hanno un tasso di coin­vol­gi­mento per­so­nale nelle fina­lità e nei rap­porti con l’utenza che ren­dono i gio­vani del Scn fra i più pre­pa­rati ai lavori di cura, di inte­gra­zione degli esclusi, di valo­riz­za­zione dei patri­moni sto­rici, ambien­tali etc. cioè in alcune dei set­tori pro­dut­tori di nuovi lavori, che, se abbi­nati ad una ridu­zione dell’orario di lavoro, potreb­bero essere un’alternativa alla ripresa di pro­du­zione senza nuova occupazione.
Che poi le poten­zia­lità di que­sta espe­rienza siano finite nel girone del con­flitto fra isti­tu­zioni gene­rato del titolo V della Costi­tu­zione e quindi, invece di poten­ziarlo, i governi abbiano scelto di tagliare il Scn, è parte della sto­ria di que­sto paese e di come i gio­vani siano stati di nuovo vit­time. Ma è anche sin­tomo della inca­pa­cità a fare scelte di fondo. Infatti è ovvio che il Scn con­corre, per quello che ho detto, anche a soste­nere poli­ti­che di wel­fare (e non solo), così come è una risorsa per le poli­ti­che gio­va­nili, ma il suo scopo finale è con­tri­buire alla pro­mo­zione della pace e a edu­care a vivere in modo non­vio­lento i con­flitti, da quelli inter­per­so­nali a quelli sociali e fra Stati. È cioè una isti­tu­zione pub­blica, poli­se­mica, di cui occorre sta­bi­lire il risul­tato fon­da­men­tale affin­chè anche gli altri siano gene­ra­tori di con­senso e risorse invece che ele­mento di stallo.
In que­sto qua­dro il Scn può por­tare il suo con­tri­buto anche per affron­tare la crisi dell’Unione attra­verso una linea di Scn chia­mata «Italia/Europa» che com­bina, den­tro i dodici mesi del pro­getto in Ita­lia, un periodo di tre/quattro mesi presso un’altra orga­niz­za­zione euro­pea, a con­di­zione di reci­pro­cità, magari ospi­tati presso fami­glie. Su que­sto stiamo già lavo­rando con part­ner fran­cesi, belgi, tedeschi.

* Presidente nazionale ARCI Servizio Civile