L’anima della città

9 Dic, 2013
Categoria:

Letture nostrane

Sauro Donati, L’anima della città, Maria Pacini Fazzi, Collana Via Lattea, Lucca 2006, pp.100, E. 10

 Luciano Luciani

Sauro Donati

Sauro Donati

Uomo dal multiforme ingegno, Sauro Donati! Chi ha frequentazione con lui racconta che suoni la chitarra jazz in una Band niente male, davvero niente male; che, astronomo preparato e competente, non si perda un’eclisse di sole o di luna, un avvicinamento di Marte o l’avvistamento dell’ultima cometa di turno; che scriva di fantascienza e non solo… Alcuni, ma sono una minoranza, sostengono che nei ritagli di tempo lavori anche, ma è questione ancora controversa.
A noi, però, interessa il Sauro Donati scrittore, quello che Ugo Malaguti, l’esigente “padre nobile” della fantascienza italiana, ha definito “un narratore vero”. Ed è proprio così: l’Autore delle pagine che seguono, al suo secondo libro dopo Perché non li mangiamo? apparso nel 2003 librosempre per i tipi della Maria Pacini Fazzi editore, dimostra di saper padroneggiare con grande consapevolezza e disinvoltura materiali narrativi assolutamente originali sempre in bilico tra passato e futuro; oppure ispirati a un presente colto nelle sue manifestazioni ambigue tra la concretezza del quotidiano e le ossessioni degli uomini; o anche capaci di rivisitare celebri misteri della storia rivissuti in maniera fantastica e credibile al tempo stesso.
A tutto ciò, che già non sarebbe poco, aggiungiamo poi il ritmo e la tensione necessari per raccontare in maniera personale e seducente. Ma raccontare cosa? Storie: quello di cui abbiamo tutti oggi un gran bisogno. Nuove storie e nuovi eroi: insomma nuovi miti capaci di esprimere i tempi presenti, densi di cambiamenti epocali, culla di formidabili trasformazioni che possono farci avanzare verso il bene o regredire nel suo contrario. Perché sono le storie il “serbatoio etico” della nostra società: ed è per merito di Sauro Donati e di quelli come lui, che continuano testardamente ad inventare trame e personaggi, se l’espansione della negatività riesce in qualche modo ad essere contraddetta; se gli incubi collettivi possono di volta in volta trovare un argine o uno sfogo; se viene cercato e proposto qualche convincente modello di un’umanità diversa e adeguata al “nuovo che avanza”. Sauro mi piace pensarlo come un combattente di prima linea della perenne battaglia per i diritti della fantasia: e Dio solo sa quanto essa sia assolutamente necessaria ai nostri giorni, in un mondo sempre più incapace di sognare, tutto schiacciato su un eterno presente e per di più banale, censurato, deludente…
E non si trascuri, poi, la questione del linguaggio: io sono grato a Sauro perché scrive in maniera piana, fruibile, cordiale, diretta. Democratica. Come i Grandi Maestri (tanto per non fare nomi, Isaac Asimov e Stephen King), Sauro scrive per i Lettori, per comunicare, per farsi comprendere da tutti e a tutti tende a instillare il germe del dubbio, il rovello dell’intelligenza, l’inquietudine di soluzioni mai ovvie, scontate, convenzionali.
14599Con sicurezza e originalità Sauro Donati si muove un quel grande bacino di raccolta dei miti popolari che è la fantascienza, ma, almeno secondo l’estensore di questa nota, sarebbe riduttivo considerarlo solo uno scrittore “di genere”. Non perché ci sia niente di male ad esserlo, anzi; però, il nostro autore ha numerose altre frecce al proprio arco e ben riposte nella sua faretra. Si leggano le pagine di questa seconda raccolta: i temi tradizionali della science fiction sono rielaborati secondo una personalissima sensibilità che, con grande sagacia espositiva, sa intrecciare emozioni e razionalità, ironia e incubi della modernità.
La sua misura, non l’unica ma quella che finora ha regalato all’Autore e ai suoi Lettori le migliori soddisfazioni, è, ancora una volta, quella del racconto, un tipo di narrativa sempre meno amato, contrariamente a quanto accade in altri Paesi, dall’editoria nostrana. Imperterrito, Sauro Donati muove in controtendenza e, senza nulla concedere alle mode e alle più recenti mitologie letterarie e cinematografiche intrise di dozzinale space opera e di fantasy fumosa, continua a dipanare il filo di una intelligente ispirazione. Il suo L’anima della città ci conferma quanto sosteneva Julio Cortazar, uno che di scrittura creativa se ne intendeva: “in quella lotta che si instaura sempre fra un testo e il suo lettore , il romanzo vince ai punti, mentre il racconto deve vincere per ‘knock out’”.
Ebbene, amici Lettori, preparatevi ad andare piacevolmente al tappeto almeno una decina di volte.