L’ARCI sul Venezuela

1 Apr, 2015
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Roma, 31 Marzo 2015

Documento approvato dalla Presidenza nazionale dell’Arci

 

 

Abbiamo assistito agli inizi del 2.000 a due eventi strettamente correlati:
1. Da un lato il fiorire in Sud America di Governi progressisti che hanno soppiantato Governi legati a doppia mandata agli Stati Uniti( DaChavez nel 2000 a Kirchner passando per Evo Morales, Lula etc)
2. D’altro canto, con la guerra in Afghanistan nel 2001, gli Stati Uniti hanno investito uomini ed economie nel Medio Oriente, abbandonando in qualche modo le loro politiche in quello che hanno definito il loro “cortile di casa”, ovvero l’America Latina stessa
Negli anni l’America Latina si è sempre più organizzata, creando una banca autonoma e promuovendo politiche che erano il seguito delle rivolte e delle istanze portate dai movimenti sociali, tanto da essere definita il laboratorio di cantieri sociali più significativo nel mondo.
Ora stiamo assistendo ad un fenomeno inverso: gli Stati Uniti stanno tornando a guardare questo continente come un mercato imprescindibile, con le sue risorse naturali importanti, dall’acqua al gas, dal petrolio al litio.
Tale marcia di avvicinamento, che può contare sull’appoggio del Governo della Colombia, è mediato da una strategia ben delineata: il Brasile è troppo forte sia economicamente che militarmente è l’unica nazione con un piano strategico di difesa importante), occorre allora colpire due Paesi, in particolare.
Questi sono l’Argentina, che è colpevole di avere rinegoziato il debito sfidando la Banca Mondiale e il Fondo Monetario, creando un precedente seguito dall’Islanda: contro di lei si è scatenata una guerra mediatica che parla continuamente di default (assolutamente infondata) e una sentenza conosciuta come fondi avvoltoio che, avvallata da Griesa, un giudice statunitense, cerca di colpire il paese.
Ma soprattutto il bersaglio è il Venezuela, reo, fin dai primi passi del Governo Chavez, di avere messo a disposizione il proprio petrolio e le conseguenti economie per aiutare i paesi del continente, promuovendo una unità nel nome del sogno bolivariano e che trova conforto nella ripresa importanza del Mercosur e nel Banco Sur, la banca dell’America del Sud.
Il colpo di stato del 2002 promosso dall’equivalente della Confindustria venezuelana con l’appoggio della CIA ealtri mille ostacoli, non ultima una campagna di stampa dei media occidentali faziosi nel descrivere una rivolta dell’oligarchia contro il governo Maduro come una rivolta di popolo, hanno trovato logico sbocco nelle sconcertanti dichiarazioni di Obama, per il quale il Venezuela è “una rara e straordinaria minaccia alla sicurezza nazionale e alla politica estera degli Stati Uniti d’America”.
Caduti Venezuela e indebolita l’Argentina l’effetto domino porterebbe al crollo di Ecuador e Bolivia, cosa di cui tali paesi sono ben consapevoli, tanto da vedere le voci dei vari Presidenti levarsi in difesa del Venezuela dopo tali affermazioni degli Usa.
Ecco perché noi di Arci esprimiamo la nostra più ferma e solidarietà con il Venezuela, con il suo Governo e con le politiche di inclusione che sta portando avanti da 15 anni, con il popolo venezuelano e con l’attuale Presidente Maduro che continua il sogno avviato da Chavez.

cabo

 

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