Le donzelline

13 Ago, 2014
Categoria:

Letture nostrane

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Un libro di Luciano Luciani

Mezzo millennio fa.

Sesso e cultura: la breve stagione delle donzelline al potere.

 

www.inmondadori.itLe donzelline. Donne d’amore nell’Italia rinascimentale è un’indagine storica e di costume attenta a uno dei periodi più fervidi della storia del nostro Paese. Il lavoro parte dal quel Rinascimento delle arti e della cultura laica, della gioia di vivere e di godere che fu al centro delle corti italiane, compresa quella pontificia, tra il Quattrocento e il Cinquecento. Ciò non significa che le prostitute – deliziosamente definite nel titolo donzelline – esistessero solo in questo arco di tempo: il mestiere più antico del mondo è presente con varie modalità in ogni epoca della storia umana, ma solo in questo tempo chi lo praticava era valorizzata e poteva ascendere ai vertici della società, diventando anche una raffinata icona dell’arte e della cultura. Sono anni in cui ci si ispira al mondo classico, tentando di emulare quella civiltà greca mediterranea che segna l’origine della cultura occidentale. Le donzelline, insomma, come le etere, che nella società greca esercitavano il libero amore, così come la danza, la musica, la poesia ed erano ammesse ai simposi in cui si discuteva di politica e di filosofia. Veronica Franco e Tullia D’Aragona, dunque, come Aspasia e Taide? Beh, certamente qualche differenza c’era, dovuta alla diversità dei tempi e dei contesti e soprattutto all’ingerenza della Chiesa che, pur essendo allora capace di una certa tolleranza, tuttavia aveva da secoli informato di sé e indirizzato usi e costumi pubblici e privati.
Pur se blandite e protette, le cortigiane, non tutte, quelle honeste (quelle cioè che per bellezza e bravura o per ambedue le virtù avevano avuto la fortuna di incontrare protettori ricchi e potenti e così diventarlo esse stesse) erano tuttavia soggette a regole vessatorie, a tributi gravosi in termini economici e morali. Incombeva su di loro soprattutto la vecchiaia che, a quei tempi, arrivava presto e significava perdita della bellezza e, quindi, la miseria. Infatti, la cortigiana, se non aveva provveduto a investire bene i facili guadagni, in un breve volgere di tempo finiva costretta a prostituirsi nelle strade o nei postriboli più infami. Così, tutte quante ricorrevano a trucchi d’ogni genere, antesignani della moderna cosmesi, per rimandare o nascondere i sintomi dell’invecchiamento.
Roma, Firenze e Venezia sono le città, in cui questo fenomeno sociale è stato più evidente e ha raggiunto livelli di maggior rilevanza culturale. Il motivo è semplice: dove si concentrano ricchezza e potere, lì fioriscono e convergono tutte le attività, compresa la cultura, lì proliferano i commerci, compreso quello del sesso. Sesso e cultura, un binomio strano, nuovo, ma ben assortito, almeno in questo periodo, in cui l’arte riscopre la gioia di vivere, il piacere dei sensi e il gusto dominante persegue il bello e la ricchezza.
Fra gli esempi di cortigiane honeste, entrate ufficialmente nel mondo della cultura, l’autore, in mezzo a un nutrito coro di figure di cui ormai si ricorda solo il nome, ne sceglie tre, esempi di fulgida bellezza e raffinata intelligenza.
Tullia D’Aragona, amante di principi e cardinali, nonché di poeti famosi, fece la spola tra Roma, Firenze e Venezia; la veneziana Veronica Franco offrì le sue morbide forme al pennello di Jacopo Robusti, il Tintoretto, che l’amò e la immortalò in un pregevole quadro, eletto a copertina del libro; la romana Imperia, protetta nientemeno che da Agostino Chigi, il banchiere dei papi e dei re, si uccise a ventisei anni per amore. Non a caso, dunque, le cortigiane come le etere; infatti, in greco la parola etera significa altra, diversa, rispetto al ruolo tradizionale della donna. Nella poesia e nella cultura di questo periodo, era in voga il petrarchismo: il Canzoniere del Petrarca, infatti, individuato come prima espressione di amore terreno, non angelicato, era divenuto da tempo un modello ossessivamente imitato. Nel clima di libertà ed emancipazione, che si respira nella corti rinascimentali, tra coloro che cantano l’amore secondo i canoni del petrarchismo, c’è anche un gruppo di poetesse e tra loro alcune cortigiane. Alle figure egregiamente descritte dall’autore, ne avrei aggiunta un’altra: Gasparina, alias Gaspara Stampa.

L'autore, Luciano Luciani

L’autore, Luciano Luciani

Nella seconda parte del libro, l’autore affronta il rapido e infelice tramonto delle cortigiane, dovuto ovviamente a una serie di concause: tra le principali il preoccupante dilagare delle malattie veneree, come la sifilide e, soprattutto, l’avvento della Controriforma. Dal Concilio di Trento la Chiesa esce arroccata sulle posizioni di una ortodossia rigorosa, che stringe i freni e chiude la porta a ogni forma di cultura laica. Lo scopo era quello di difendere sì la dottrina cattolica dall’eresia luterana, ma anche arginare la licenziosità dilagante.
Le donzelline, dunque, appaiono e scompaiono come una meteora luminosa e breve nel firmamento dell’arte e della cultura rinascimentale: un secolo, il Cinquecento, fiorito splendidamente, ma presto sottoposto al giogo dell’Inquisizione. Le cortigiane conobbero, quindi, lo stesso destino di tanti intellettuali, poeti, filosofi e scienziati: o si nascondevano, adottando come regola di vita la simulazione o finivano sul rogo. Così la storia ci tramanda un Bruno che fu arso in Campo dei Fiori, ma anche un Galilei che abiurò pubblicamente e privatamente continuò i suoi studi. Allo stesso modo, quelle donzelline che non riuscirono a nascondersi e a fingere di non essere state diverse, furono perseguitate come streghe.
Il tramonto dello splendore rinascimentale è come il rovescio della medaglia: dietro tanta magnificenza si nascondeva il marcio, la degradazione, fisica e morale. La disinfestazione sociale dal peccato fu severa e atroce: nel leggere le ultime pagine del volume, un profondo sentimento di pena investe il lettore, per tanto spreco di intelletti e, soprattutto, per la profonda ferita inferta all’arte e alla cultura italiane ed europee.
Un lavoro, dunque, rigoroso e insieme gradevole, quello di Luciani che potrebbe dare il via ad altri dello stesso genere: sarebbe interessante per esempio mettere a confronto le donzelline con le moderne escort, per valutare affinità e differenze. Insomma sarebbe utile riflettere sulla prostituzione, partendo dal passato per arrivare al presente, proprio ora che il fenomeno si intreccia e si complica con altri: l’emigrazione, la tratta planetari degli esseri umani e la violenza sulle donne.

(Laura Di Simo)

Luciano Luciani, Le donzelline. Donne d’amore nell’Italia rinascimentale, Edizioni ETS, collana Obliqui, Pisa 2014, pp. 130, Euro 12,00

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