Macerie

23 Apr, 2014
Categoria:

Cultura

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Corpi estratti dalle macerie di Franco Calandrini

 Scontri di coppia in una sola stanza e senza esclusione di colpi

 Luciano LucianiCorpi estratti dalle macerie

Balzato inopinatamente agli onori delle prime pagine dei giornali estivi per un maledetto imbroglio politico-diplomatico, ormai, come sempre accade per storie del genere, avviato a un repentino e definitivo oblio, il remoto Kazakistan fa da sfondo a Corpi estratti dalle macerie di Franco Calandrini, pubblicato dalla sempre benemerita editrice Quarup: un romanzo breve, o racconto lungo, di rara intensità sull’interno/inferno di una coppia alla ricerca del desiderio impossibile, quello che non conosce l’entropia dei sentimenti, non si deteriora e non si sfilaccia nel logorio dell’assurdo quotidiano. Filmaker, scrittore ed evidentemente uomo di teatro, l’Autore intreccia abilmente nella sua narrazione un non luogo con un non tempo: lo scenario claustrofobico di una sola stanza in un lussuoso residence a poche centinaia di metri dal fiume Ural che divide in due parti Atyrau, “la città del fango, adagiata circa venti metri sotto il livello del mare, in piena depressione caspica” nei giorni insensati delle festività natalizie di uno degli anni di questa nostra malmostosa contemporaneità. Invernale, ghiacciato, il paesaggio, sospeso tra due continenti, tra un anno che muore e uno presumibilmente altrettanto morto che fatica a nascere: due signori Nessuno, Martha, “contabile tedesca, capelli folti e mossi rosso rame, maestosa, abbondante, regale, un viso bellissimo, deturpato da una cicatrice” e Ivan, “ construction manager, slovacco, piccolo, arcigno calvo, muscoloso un fascio di nervi nudo”, amanti clandestini ma non troppo, forti ancora di una loro carnale, feroce sensualità, se le danno, metaforicamente e non, di santa ragione, attingendo a un vasto repertorio di colpi bassi, rinfacciandosi gelosie e delusioni, invidie e fughe dalle responsabilità… Le parole diventano allora armi improprie, oggetti contundenti, clave che usate senza nessuna pietas fanno un male cane. Come pure i silenzi, densi, cattivi che spezzano le manifestazioni d’affetto, bloccano la spontanea effusione dei sentimenti. E tutto sotto l’occhio implacabile e maligno di un collegamento Skype, il moderno cordone ombelicale dei nostri tempi globalizzati che propone e ripropone, ossessivamente, il terzo lato dell’eterno triangolo amoroso: il marito di lei, presenza tanto rimossa, quanto ingombrante e invadente. Utile, però, a scatenare sensi di colpa e rimpianti e a far crescere la tensione tra i due verso l’acme di un contrasto lancinante, figlio di un’opaca incomunicabilità e di un’acutissima sofferenza interiore. Senza pause, né cadute di tensione Calandrini conduce il suo dramma teatrale in forma di romanzo verso un umanissimo, sorprendente, precipite finale: nessun vincitore, nessun vinto. Resta solo da raccogliere, se e quando è possibile, quello che resta: le rovine che si depositano tra noi, dentro di noi, quando abbiamo esaurito il tempo fisiologico della distruzione di ciò che amiamo. 

Franco Calandrini, Corpi estratti dalle macerie, Quarup, Pescara 2013, pp. 70, Euro 12,90

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