Miseria ladra

25 Nov, 2013
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Nonostante i dati drammatici sulla crescente povertà in Italia, nel disegno di legge sulla Stabilità vengono dedicati alle politiche di contrasto della povertà soltanto pochi spiccioli: 250 milioni per rifinanziare nel 2014 la vecchia Carta acquisti (social card) e 5 milioni per il Fondo per la distribuzione di derrate alimentari alle persone indigenti. Eppure l’ultima rilevazione Istat del luglio 2013 ci dice che la povertà assoluta è cresciuta del 29% in un anno, con più di 1,4 milioni di nuovi poveri. Un balzo in avanti che per la povertà assoluta è da record: nel 2012 le persone in questa condizione sono 4 milioni e 814 mila, cioè l’8% della popolazione, di cui la metà risiede nel Mezzogiorno (2,3 milioni), mentre un quarto è costituito da minori: sono un milione e 58 mila. Il dato della povertà assoluta del 2012 è il dato più alto dal 2005, anno della prima rilevazione della povertà assoluta da parte dell’Istat. In povertà assoluta, quindi, un milione e 725 mila famiglie, il 6,8% delle famiglie residenti in Italia. Sono 9 milioni e 563 mila, invece, le persone in povertà relativa nel 2012, cioè il 15,8% dell’intera popolazione.740869_369555_resize_526_394

In Toscana
Ben 34.096 “nuovi poveri” in Toscana, costretti a chiedere aiuto per mangiare e sopravvivere, rispetto a tre anni fa. Complessivamente hanno superato la soglia di 155 mila i toscani che si sono rivolti nel 2013 alle organizzazioni no-profit per ricevere pacchi alimentari o pasti gratuiti con un incremento, rispetto al 2010, del 28%.
Dei 155 mila indigenti, 15.585 sono bambini tra 0 e 5 anni (+3,6%). Lo rileva la Coldiretti Toscana nel dossier “Le nuove povertà nel Belpaese. Gli italiani che aiutano”. Rispetto al resto del paese la Toscana ha fatto registrare variazioni meno pesanti, con “soli 3.366 cittadini entrati nella condizione di povertà, la cui metà è composta di bambini: il 53% dei toscani passati dalla condizione di sussistenza a quella di indigenza hanno al massimo 5 anni di età con un incremento, appunto, del 3,64%.
Secondo l’annuale dossier della Caritas nel corso del 2012 in Toscana si sono rivolte ai 122 centri di ascolto dell’associazione cattolica  27.095 persone (circa 55.000 se si contano i nuclei familiari), vale a dire 2.000 richieste in più rispetto all’anno precedente. Di questi diminuiscono percentualmente gli stranieri (dal 72,5% al 68,9%) e aumentano invece gli italiani (dal 27,5% al 31,1%). La maggioranza dei richiedenti aiuto è nella fascia di età compresa tra i 35-44 anni (27,9%), ma mentre per gli stranieri l’età media si aggira intorno ai 39 anni, per gli italiani è più alta, intorno ai 49. La stragrande maggioranza di costoro è disoccupata (74%) e richiede soprattutto beni e servizi materiali, in genere cibo (33,4%) e lavoro (19%).

Aiuto
Sempre più persone si rivolgono ai centri d’ascolto per chiedere beni e servizi materiali, dal cibo, agli abiti ai servizi per l’igiene personale. Negli ultimi due anni questo tipo di richieste sono passate complessivamente dal 67,1% al 75,6% con un incremento del 8,5%. Nei primi sei mesi del 2013, delle 41.529 persone che si sono rivolte ai Centri Caritas, una su tre è italiana, la maggioranza sono donne, il 62,4% è disoccupato e il 74,7% ha figli.
Ma anche fuori da questi dati in costante crescita, sempre più famiglie sono costrette a limitare i consumi essenziali o indebitarsi. E la causa non va cercata solo nella crisi di questi ultimi anni, perché da tempo nel nostro paese è in atto un imponente trasferimento della ricchezza dai lavoratori e dalle imprese produttive verso al rendita speculativa.
politica1L’Italia non è un paese povero, ma un paese in cui pochi si sono arricchiti sulla pelle di tanti che si sono impoveriti, in cui sono cresciute le disuguaglianze e sono arretrati i diritti. Una società che condanna milioni di persone alla povertà, relega le nuove generazioni in una condizione di precarietà senza uscita e difende la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi, è un attentato alla convivenza e alla democrazia.
Serve una svolta concreta e immediata.
Per questo va fatto ogni sforzo per correggere e migliorare la legge di stabilità in Parlamento, pur consapevoli che questo quadro politico non si presta certo a coltivare l’aspettativa di una vera alternativa economica e sociale.
Ma è necessaria la mobilitazione di tutti, serve anche al ribellione delle coscienze di fronte all’ingiustizia sociale, allo scandalo della miseria in un paese ricco.
L’ARCI, insieme a centinaia di associazioni, organizzazioni sociali, sindacali, studentesche, comitati e movimenti, sostiene la campagna “Miseria ladra” promossa da Libera e dal Gruppo Abele.
Per dire che si possono fare altre scelte, basta decidere da che parte stare, se tutelare l’interesse di pochi o i diritti di tutti. Semplicemente, scegliere di ripartire dalle persone, dalla uguale dignità di ogni essere umano.

Le 10 proposte di Libera e del Gruppo Abele per combattere subito la povertà:
1. Ricostruire subito ed aumentare il Fondo sociale e il Fondo per la non autosufficienza.
2. Una moratoria sui crediti di Equitalia e del sistema bancario.
3. Subito i pagamenti delle pubbliche amministrazioni nei confronti di chi fornisce servizi, beni e prestazioni.
4. Agricoltura sociale, risanamento del dissesto idrogeologico, riconversione ecologica dell’apparato produttivo e della filiera energetica, integrazione dei migranti. A bilancio complessivo invariato attraverso la revisione dei progetti di alcune grandi opere inutili e i tagli alle spese militari.
5. Sospendere gli sfratti esecutivi.
6. Destinare velocemente il patrimonio immobiliare sfitto nelle città e quello confiscato alle attività criminali per i più bisognosi e ad uso sociale.
7. Riconoscere la residenza presso i municipi a tutti coloro che sono senza dimora e temporaneamente in difficoltà così da accedere ai servizi sociali e sanitari.
8. Reddito minimo di cittadinanza per sostenere il lavoro.
9. Riportare in ambito pubblico i servizi base essenziali e difesa dei beni comuni.
10. Rinegoziazione del debito.