Un programma europeo di salvataggio e vie di accesso legali

9 Mag, 2017
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Comunicati stampa

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Un programma di ricerca e salvataggio pubblico europeo e vie di accesso legali per entrare in Europa: solo questo può sconfiggere i trafficanti ed evitare le migliaia di morti in mare.

 

Dichiarazione di Filippo Miraglia, vicepresidente nazionale Arci

 

Mentre l’Europa festeggia lo scampato pericolo della Le Pen alla presidenza della Francia, i morti da frontiera aumentano ed è sempre più evidente che si tratta di una strage immensa.

Una strage di cui sono responsabili i governi e l’Unione Europea, che continuano a non voler prendere atto  della tragedia alla quale stiamo assistendo.

Una classe dirigente miope e cinica che da un lato ricorre alle parole d’odio per raccogliere consensi,come fa la destra xenofoba e razzista, e dall’altro punta a fermare i flussi firmando accordi con partner inaffidabili o impresentabili.

E’ di ieri la nota dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi, che ripete ancora una volta che bisogna consentire ingressi sicuri e legali e mettere in campo un programma di ricerca e salvataggio, ringraziando intanto la Guardia Costiera e le ONG per il lavoro che fanno.

Impropriamente, si dovrebbe aggiungere. Perché un programma di ricerca e salvataggio, come è stato nel 2013 Mare Nostrum, lo dovrebbe promuovere e organizzare l’Unione Europea, non le associazioni, la Guardia Costiera (cui comunque competerebbe un ruolo importante) o i programmi di controllo e monitoraggio delle frontiere dell’agenzia Frontex.

Per rispondere alle polemiche surreali e pretestuose sul ruolo delle ONG e per evitare che i morti del 2017 si moltiplichino, superando il già macabro risultato del 2016, è necessario cambiare immediatamente rotta:

  1. Attivare la Direttiva 55/2001, consentendo un permesso europeo per protezione temporanea ed una ripartizione di profughi, quindi un accesso all’UE che superi il Regolamento Dublino per questo flusso straordinario.
  2. Ripristinare con urgenza un programma di Ricerca e Salvataggio pubblico europeo, sotto l’egida dell’UNHCR, con una missione dedicata organizzata dall’UE.
  3. Attivare canali umanitari e un programma di reinsediamento per almeno un milione di persone che rappresenti un contributo serio alla tragedia che oggi vivono nel mondo più di 60 milioni tra profughi, sfollati e rifugiati e di cui l’UE si fa carico in maniera del tutto marginale.
  4. Sospendere ogni accordo di riammissione e di controllo delle frontiere con quei Paesi che non garantiscono il rispetto dei diritti umani e del diritto d’asilo.

 

Senza misure giuste ed efficaci le persone continueranno a morire e  a pagare i trafficanti per raggiungere l’Europa. Sono le frontiere chiuse – è bene ricordarlo ancora una volta – la mancanza di vie d’accesso sicure e legali, sia per lavoro che per chiedere protezione, a produrre gli affari sulla pelle delle persone, i morti, le tragedie e le violenze diffuse (in particolare in Libia verso i migranti).
Noi continueremo a ricordare al governo italiano e a agli altri governi dell’UE che se ci fosse la possibilità, non per centinaia di persone, ma per milioni di persone, di entrare senza doversi mettere nelle mani dei trafficanti, non avremmo né morti né bisogno di ONG che salvino vite umane.

 

Roma, 8 maggio 2017

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